Recensioni

Con questo tour gli Einstürzende Neubauten festeggiano i trent’anni di carriera, avvenimento storico che inevitabilmente ci fa riflettere sul percorso artistico e sul significato che il gruppo è andato via via ad acquisire con il passare degli anni. Fondatori della scena industrial assieme ai cugini Throbbing Gristle e capaci di concettualizzare un’estetica basata sul rumore, costruita a suon di live infuocati tra martelli pneumatici spranghe tubi metallici e quant’altro, gli Einstürzende Neubauten hanno subìto un’evoluzione che li ha portati a misurarsi con gli stilemi del pop, dell’elettronica e perché no del blues. Non a caso da quando Blixa Bargeld è entrato alla corte di Nick Cave (a metà degli anni ’80 quindi), anche per il gruppo teutonico è iniziata una nuova stagione musicale, che passo dopo passo ha spinto verso la ricerca di una narrazione blues urbana post-industriale con al centro temi quali amore e depressione, come ci dimostrano i dischi dati alle stampe nell’ultimo decennio. Tutto ciò quindi ci riporta a quello che gli Einstürzende rappresentano oggi, e al doppio concerto di Bologna.
La sensazione avuta nella due giorni è che la band non abbia più la necessità di stupire: le sonorità metalliche dei tubi d’acciaio che cascano, le percussioni tra bidoni e meccaniche rotanti che vengono esibite nello spettacolo sono già ampiamente digerite dal pubblico, e non si possono certo considerare come fuochi d’artificio; d’altro canto potrebbe sembrare ingeneroso chiedere una seconda rivoluzione musicale a chi una l’ha già compiuta. A venire allo scoperto è quindi l’altra faccia della medaglia, ovvero la capacità dei nostri di affinarsi come musicisti, di migliorare ed esplorare la conoscenza degli strumenti anche grazie ai numerosi progetti paralleli avviati dai vari componenti del gruppo, di aumentare l’empatia sul palco. In parole povere di invecchiare con classe, restando, almeno dal vivo, una macchina sonora ancora in grado di emozionare. A fornire l’elemento straniante, o se vogliamo la classica marcia in più, ci pensa poi la voce di Bargeld, stridente, gelida, strozzata, che riceve scrosci di applausi ogni qualvolta si lancia nei registri vocali più azzardati.
Anche dal punto di vista scenico non mancano i momenti sopra le righe: nella serata di sabato, che si realizza nella forma-concerto tradizionale, vediamo Alexander Hacker creare rumore iniettandosi il jack del basso nelle vene, mettendolo a contatto con la pupilla degli occhi, o Blixa Bargeld mostrare la sua innata abilità di frontman con l’affascinante sigaretta fumata durante Silence Is Sexy. Il tutto in un’esibizione che dura più di due ore e che il pubblico sembra apprezzare in modo convinto.
La vera festa però è quella di domenica, e viene suddivisa in tre momenti. Primi a scendere sul palco sono di nuovo gli Einstürzende, per una mini-esibizione di quaranta minuti che rimane probabilmente il momento migliore delle due serate: vuoi per l’atmosfera più intima visto il numero limitato di posti, vuoi per una scaletta che sposta un po’ più indietro le lancette dell’orologio, con l’esecuzione (a detta di Bargeld) di brani inusuali dal vivo, fatto sta che l’attenzione e il coinvolgimento da entrambi i lati del palco raggiunge i massimi livelli.
Poi c’è spazio per i side-project, in primo luogo con Soundscapes, progetto del chitarrista Joche Arbeit, che purtroppo vive dei continui problemi tecnici occorsi a Fabrizio Palumbo Modenese (già membro dei Larsen) in perenne lite con il suo amplificatore, fatto che rende praticamente impossibile giudicare il live. L’intenzione comunque è quella di un ambient-drone stratificato suono dopo suono, tra chitarre, violoncello e macchinari analogici, in un crescendo che di tanto in tanto snocciola delle brevi melodie ipnagogiche pronte a rituffarsi velocemente nel flusso sonoro. La seconda esibizione è invece Beating The Drum, performance collettiva e megalomane organizzata da N.U.Unruh. Con una cinquantina di tamburi, piatti, pezzi di batteria installati sopra il palco e tra il pubblico, prende vita un’ora di percussioni orgiastiche su basi techno o house, in uno spettacolo che se musicalmente non dice molto, ha in ogni caso il merito di essere partecipato, dando vivacità e movimento alla serata.
Alla resa dei conti quindi, resta negli occhi l’immagine che gli Einstürzende Neubauten siano in ottima forma, e siano un gruppo capace di portare in giro ancora con successo il peso della propria fama. D’altra parte, non gli si chiedeva nulla di più.
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