Recensioni
Quando non è impegnato con i Massimo Volume, di nuovo in tour dopo la recente reunion, Egle Sommacal propone le proprie avventure strumentali avviate nel 2007 con Legno e proseguite nel 2009 con Tanto non arriva. Nell’intimità dello studio di registrazione Bombanella di Davide Cristiani, in apertura al secret concert degli esordienti Shijo x reduci da Italia wave 2011, Sommacal predispone un set di chitarra acustica incentrato sulla presentazione di brani nuovi e cover.
L’atmosfera è quella di una serata tra amici quando si scopre, quasi per caso, che tra i presenti c’è qualcuno capace di suonare uno strumento. Così, tra le luci soffuse e il calore delle persone e degli animali disposti sui tappeti dello studio, Sommacal imbraccia la propria chitarra, riempiendo la stanza di sonorità folk-blues e di immagini che evocano un’America alla riscoperta delle proprie radici. In assenza dei fiati di Tanto non arriva che, nelle intenzioni dell’artista, dovevano conferire ai pezzi una veste grottesca, i brani nuovi suonati in apertura, ancora orfani di un titolo, alternano ritmi incalzanti, aperture country e atmosfere sospese, profonde, a tratti drammatiche. Le protagoniste indiscusse della performance sono le dita del chitarrista, appendici fluide e vitali di un corpo praticamente immobile e concentratissimo. Soltanto gli impercettibili movimenti del capo e delle sopracciglia tradiscono una sorta di autovalutazione della propria prestazione, un live-set che non sembra convincere appieno l’artista fino all’inserimento in scaletta delle cover di artisti a lui cari.
Nonostante Sommacal ironizzi sui soprannomi attribuitogli dalla critica musicale frutto di un abusato paragone tra il musicista e John Fahey, il confronto con il chitarrista americano non sembra dispiacergli poi tanto. All’apice dell’ispirazione e con espressione quasi gaudente, Egle propone diversi pezzi di Fahey, tra cui Sunflower River Blues e il traditional Poor Boy Long Way Home, oltre a una cover di Kensington Blues di Jack Rose, altro artista di riferimento. Ormai le barriere sono abbassate e tra l'esecuzione di altri brani nuovi e una Nemici tratta da Legno, il chitarrista può permettersi un’espressione sorniona all'indirizzo di qualche ascoltatore "reo" di avere fatto partire un applauso nel mezzo di un brano sincopato.
A giudicare dalle reazioni di un pubblico diviso tra chi ascolta assorto ad occhi chiusi e chi, invece, fissa rapito i passaggi delle dita tra le corde, la prova di ingresso è superata: l’impressione finale è di avere assistito per quasi un’ora a un’alternanza tra rincorse e soste per riprendere fiato. In questa tensione, le suggestioni uditive e dell’immaginario prevalgono sicuramente sull’attenzione per i dettagli tecnici.
Amazon
