Recensioni

I danesi Casper Clausen, Mads Christian Brauer e Rasmus Stolberg non hanno trascorso gli ultimi sette anni – tanti ne sono passati dal loro disco precedente, l’ottimo Piramida, a nome Efterklang – con le mani in mano; a tenerli occupati, ci hanno pensato il progetto collaterale Liima e lo strano flirt operistico assieme a Kartsen Fundal e alla Happy Hopless Orchestra (titolo: Leaves – The Colour Of Falling, 2016).
Ora, rieccoli qui, a riproporci quell’eclettica quanto austera miscela di suoni che somma elettronica demodé, spunti cameristici, rock in opposition sound, pianismo classico e orchestrazioni ariose. Stavolta però qualcosa gira storto, a dispetto di una novità assoluta dei Nostri, che qui cantano, per la prima volta su disco, nella lingua natia. E ciò che va storto è presto detto: il sound ancora una volta è okay, vira verso la musica da camera e certo cantautorato lezioso ed elegante, e anche questo è okay; quello che invece okay non è per niente è il sapore di routine che le nove tracce in scaletta si trascinano appresso, a cominciare dall’agonizzante opener Vi Er Uendelig (che si appisola cammin suonando), la successiva Supertanker (che reca tracce nientemeno che dello slo-core che fu) o peggio le varie H Nder Der Bner Sig (che sfiora la catalessi orchestrale e appassisce senza aver fatto sbocciare il fiore melodico racchiuso in potenza nelle sue note), Under Broen Der Ligger Du (un plagio poco riuscito della Björk che si dà allo sprechgesang, nonché un volo nell’ambient che vorrebbe essere psichedelico ma è solamente molto, molto noioso) o la conclusiva oltreché vagamente mikeoldfieldiana Hold Mine H Nder (che comunque, a dispetto del resto del programma, sembra un numero del Carnevale di Rio). Si salvano a sprazzi, quindi non del tutto, solo i pezzi dove l’elettronica fa da guida agli intrecci armonci del gruppo (si ascolti I Dine Jne, che coltiva sempre il suo flosciume armonico con accanimento, ma perlomeno estrae un po’ di verve cammin facendo).
Gli Efterklang hanno fatto ottime cose in passato (gli LP Tripper, 2004, e Parades, 2007, su tutti) ma sembrano ormai stanchi e senza nerbo. Forse questo Altid Sammen è solo un’“opera interlocutoria”. Forse. Non resta che sperare che il prossimo album li rimetta in carreggiata come si deve.
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