Recensioni

7.2

Continua l’opera di valorizzazione e di riscoperta della musica del maestro dell’”afrobeat con la chitarra” (rispetto al sax di Fela Kuti). Alla Strut, che ne ha pubblicato i due album più recenti e un’antologia dei suoi anni ’70, ora si associa l’etichetta londinese Mr Bongo, (da anni impegnata nella ricerca e diffusione di classici della musica africana) che pubblica oggi l’esordio solista datato 1977 e l’album del 1980 in collaborazione.

La scelta dei due titoli nasce da ragioni evidenti: l’omonimo esordio segna il momento in cui Taylor prende decisamente in mano le redini di un percorso dopo più di un decennio passato a militare in vari gruppi, percorso dal quale esce con mano sicura nel mescolare le tradizioni della terra con quanto di occidentale (per modo di dire: trattandosi di funk e jazz, sarebbe meglio “afroamericano”) aveva conosciuto nel soggiorno londinese e con certi elementi caraibici. In questo senso, la Saana posta in apertura ha molti punti di contatto con gli esordi del rocksteady e dello ska e altrove, nel disco, si respira una certa aria latina, in certi ritmi, nell’uso dei fiati e talvolta anche nei cantati.

Il disco contiene inoltre quella Heaven che, come ormai è noto, è stata all’origine della riscoperta del musicista a livello internazionale grazie al campionamento di Usher e che era l’unico pezzo contenuto nell’antologia Lifetime Stories, cosa che nascondeva le suddette assonanze centroamericane del disco, poco presenti in questo brano.

Il secondo disco invece (il cui titolo esatto sarebbe peraltro Conflict Nkru!) in quell’antologia era ben rappresentato: dei cinque titoli in scaletta l’antologia ne riportava tre, ossia l’originale della Love And Death rielaborata come title track del suo penultimo disco (più vintage la prima, sorniona e affidata a voce maschile invece che a cori femminili la seconda), Victory (anch’essa presente nello stesso album in una nuova versione non molto diversa se non nell’essere solo strumentale) e What Is Life. Ma è interessante ascoltare tutto il disco, con le canzoni nel loro contesto e la sua aura d’epoca (echi di certo funk da soundtrack 70s e un sapore vagamente lounge nell’iniziale You Need Love, e lo stesso sapore di quegli anni nel flauto in dialogo con l’organo in Christ Will Come).

Per non ripetere quanto di buono già detto sul musicista ci limitiamo a dire che si tratta di riscoperte preziose, fondamentali per tracciare la storia di questa musica.

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