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Non è dato sapere se il messaggio criptico (e non avrebbe potuto essere altrimenti) rilasciato dagli Eagle Twin al termine delle registrazioni di The Feather Tipped the Serpent’s Scale – “questo disco segna il termine di un lungo e oscuro processo di ricerca, per tutte le persone coinvolte nel progetto…” – significhi la fine di un’era (o la fine del tutto). Ipotizziamo che loro, sconfortati dalla poca considerazione a fronte di una carriera sinceramente titanica, abbiano optato per una legittima riflessione: continuare o dichiarare terminato il proprio excursus musicale? Gli eventi ce lo diranno ma, nel frattempo, non possiamo non rilevare come quest’ultimo lavoro del gruppo sia uno dei dischi di metal estremo più interessante degli ultimi anni.

Una radice ultra core e doom nella loro storia (provengono dai seminali Iceburn e Ascend) e la forza di isolarsi dall’universo per penetrare i misteri dell’occulto, hanno permesso al duo di Salt Lake City di sviluppare un concept a partire dal già significativo debutto The Unkindness of Crows, che oggi esplode in tutta la sua soffocante meraviglia. E per l’occasione, la produzione di Rundall Dunn ha significato l’aggiunta di un terzo uomo, di un concepteur d’elite, in grado di trasmettere alla band le regole soniche già applicate ai Wolves In The Throne Room, agli Earth e ai Boris.

Descrivere gli Eagle Twin oggi è praticamente impossibile se non partendo proprio dai Wolves In The Throne Room dai quali la band eredita, non tanto il caos pagano della radice black metal, quanto la violenza oscurantista del doom estremo. Ma sarebbe limitativo definirli una doom band. Anzi, sarebbe fuorviante. Provate ad immaginare la fusione di Earth, Slayer e Pentagram, polverizzare il risultato in una macina composta dalle mole monolitiche di Mayhem e Saint Vitus e, infine, immaginare il risultato soffiato nell’oscurità del cosmo. Sarete vicini alla poetica maledetta di una Ballad Of Job Cain divisa in due parti, continuamente altalenate tra drumming epici, spoken gutturali, lastre di doom siderurgico e stomp gong alla Bongripper.

Ancor di più in Lorca, sembra di avvicinarsi nuovamente alle prime note del debutto dei Black Sabbath, ma sconvolto dall’ascetismo malefico dei Bong e dalla marzialità neurosisiana. Gli Eagle Twin non solo hanno coraggio, ma anche un progetto musicale solido e inattaccabile che sublima nell’apocalisse Coleridgiana di Snake Hymn, in cui si materializza l’incubo dronico dei Sunn O))) prima che il break tipico degli Slayer di Angel Of Death squarci il velo e apra a una danza sacrificale violentissima. Niente da dire, gli Eagle Twin hanno scritto una delle migliori pagine di doom core degli ultimi anni.

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