Recensioni

Se c’è un centro nel pulviscolo di etichette, artisti e situazioni che compongono il pantheon del nuovo lo-fi americano, è certamente da rintracciarsi nella figura dell’enigmatica Dee Dee: bibliotecaria di professione, agitatrice culturale nel tempo libero. Nell’ultimo anno e mezzo ha collezionato così tante collaborazioni con i prime mover della scena weird garage, che viene naturale domandarsi se ogni tanto la ragazza a casa ci torni.
Dum Dum Girls rimane il suo progetto principale, ma vale la pena ricordare il disco fatto uscire lo scorso anno con Mike Sniper (alias Blank Dogs) sotto il moniker Maifair Set. Il tutto all’insegna della vecchia ricetta cara a Jesus And Mary Chain: melodie velvetiane, ritmica minimale e fuzz che si trasformano in seghe circolari. Dalle poche foto rubate e disponibili in rete, appare chiaro che la ragazza è tutto fuorché un sex symbol. Eppure, in questa nuova era dell’understatement, capita che il suo primo album fosse uno dei lavori più atteso dell’anno.
La Sub Pop, memore una volta tanto del ruolo seminale avuto in passato, non si è lasciata scappare il colpo: le ha affiancato un produttore (Richard Gottehrer, già al lavoro con Blondie e Raveonettes) che ha ripulito il suono quel tanto che basta a renderlo appetibile a chi ha paura di rovinarsi i timpani con fischi e distorsioni e le ha lasciato il giusto raggio di autonomia (la versione vinilica del disco esce per la HoZac, microlabel di culto della scena shitgaze). Il risultato è questo I Will Be, che arriva dopo una pletora di e.p., 7”, video casalinghi postati su YouTube, scorie musicali disperse per il web e materiale prodotto nel più puro spirito DIY.
Togliamo subito spazio ai dubbi: è un disco bellissimo. Una delle poche volte in cui la realtà supera le aspettative.
Ci tengo ad affermarlo prima che l’indie snob di turno venga a dire che "si stava meglio quando si stava peggio", ovvero quando il cantato di Dee Dee era solo un flebile sussurro dietro una coltre di feedback. Non credetegli. Il canzoniere della nostra è così solido che farebbe un figurone anche se fosse suonato con l’ausilio della sola chitarra acustica, tale è la limpidezza delle melodie.
Sono perle di poesia minimale e senza tempo. Poi, certo, l’estetica fa la sua parte: il jingle jangle distorto, la ritmica elemantare, il furore delle chitarre, unito all’innocenza delle linee vocali: tutto punta verso l’Inghilterra di metà anni 80, al twee pop di Shop Assistants e Talulah Gosh, all’alba dello shoegaze. Ma è evidente pure l’amore per i 50s, i girl groups, l’inevitabile Wall Of Sound spectoriano. Elementi che abbiamo già visto combinare insieme altre volte, non ultimi dai danesi Raveonettes.
I Will Be però è un’opera coincisa e focalizzata come non si ascoltava da tempo in questo ambito. Vi troverete undici tracce coincise e dirette, come qualcuno che ti da subito del tu e che dimostra di conoscere tutto di te, comprese le tue debolezze.
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