Recensioni

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Dovessimo indicare una peculiarità del progetto di Mattia Zani, faentino classe 1982 con un paio di dischi alle spalle (Lasciami Adest del 2007 e Il buio del 2010), ci affideremmo probabilmente a quell’incoscienza libertina che si coglie tra i solchi e che permette al musicista di rileggere il cantautorato con gli occhi dell’hip-hop amore giovanile. Un approccio al testo assolutamente personale, di difficile collocazione, terza via credibile in rima baciata che interagisce con una visione musicale ampia e senza barriere.

Lucio Battisti che incontra Tormento dei Sottotono in La strada del ritorno o una Trinidad velatamente country, le andature svogliatamente reggae de Il pazzo giù all’angolo o il pianoforte minimale sul power drumming di Ora come allora, gli sviluppi inaspettati e i silenzi di Parlarti piano o il pop di Tutto passa per tornare: nell’universo di Zani ogni cosa è un collage imperfetto e fuori dagli schemi. Un ingranaggio che tuttavia funziona, come se la parola stringesse attorno a sé i vari input centrifugando stili e maniere in un “flow” impermeabile al mondo esterno.

Uomo con cane e il ritorno dalle terre di Nonsodove – riferimento autobiografico all’esperienza californiana di Zani conclusasi nel 2007? – è fondamentalmente la storia fotografica di un viaggio, tra chitarre, trombe, bassi, organi, synth, cori e batterie. Un girovagare folk nell’anima e senza una vera destinazione, con a fianco compagni fedeli sempre pronti a saltare sul primo treno (Nicola Valtancoli, Marco Manzoni e Thomas Festa).

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