Recensioni

Per capire la qualità di questo How, disco d’esordio dei Dueventi (al secolo, Davide Fasulo, Fabio Arcifa, Filippo Orefice e Meike Clarelli), bisognerebbe forse partire dalla cover di Eleanor Rigby che troviamo come terza traccia in tracklist. Tutto inizia con un arpeggio di chitarra acustica quasi indietronico nello stile, con qualche sax improvviso a depistare e variazioni armoniche fuori dai bordi rispetto al brano originale a creare chiaroscuri intriganti; poi arriva una cavalcata in breakbeat tra elettronica e ambient a scombinare l’ordine dei fattori e l’immaginario beatlesiano, e si rimane ammirati e sconvolti al tempo stesso. Ma la cosa più sconvolgente è come tutto appaia perfettamente sensato, coerente e ostaggio di un’eleganza che lascia davvero sorpresi, se consideriamo che si tratta di una cover che rivoluziona una pietra miliare del pop – con tutti gli annessi e connessi del caso in termini di “responsabilità”.
Ecco, l’eleganza. È un po’ questa la parola che viene più spesso in mente ascoltando i Dueventi: un approccio art che rimanda a band come Alt-J o The XX ma anche a certe cose del James Blake più soul (Everyday), e al tempo stesso sfugge al rigore che diresti tipico del discepolo di fronte al maestro, abbracciando da un lato un jazz nemmeno troppo sotto traccia e dall’altro un trip-hop che ci pare un po’ il trait d’union di tutto il disco (ci sono anche i Portishead, in brani come I Left). Un’altra traccia chiave per capire l’universo dei Dueventi potrebbe essere la title track, che parte in chiave elettronica e attraverso una mutazione che assomiglia più una rivoluzione – ma del tutto fluida – diventa qualcosa che assomiglia, con tutti i distinguo del caso, al Miles Davis degli Ottanta, quello di dischi come Decoy, o a certe produzioni RareNoise. E che dire di una introduttiva Melting Frame in cui un cantato à la Amy Winehouse viene a patti con i fiati, gli archi e basi elettroniche smussate alla perfezione?
L’idea che ci si fa ad ascolto concluso è di aver davanti un suono cesellato attraverso molte ore di affinamento ed esperimenti: prova ne è una narrazione musicale dettagliatissima, in cui tutte le parti strumentali sono perfettamente coordinate tra loro. Se questo è il disco d’esordio, non vogliamo immaginare quali possano essere le potenzialità dei Dueventi in prospettiva: teneteli d’occhio.
Amazon
