Recensioni

7.2

Torino come epicentro della famosa nuova, millantata, non ancora organizzata ed evanescente “scena elettronica italiana”. Per quanto sfuggente ed a-sistematizzata, viva e pulsante come non mai. Forse proprio questa apparente frammentazione è paradossalmente stata d’aiuto proprio per mantenerla così fertile. Un primo, importante tentativo di agglomerarne i principali esponenti all’interno di un evento “manifesto” si è tenuto proprio nel capoluogo piemontese lo scorso 22 luglio, con l’Italian New Wave Annual Summit. Tralasciando per ora il Club 2 Club vero e proprio (di cui comunque l’evento tenutosi alla Venaria ha costituito un’appendice estiva), in quanto evento di respiro più internazionale, per la prima volta si è assistito ad un tentativo di strutturare la proposta di una precisa fascia di elettronica nazionale, il cui esponente ad oggi più blasonato – anche all’estero – è senza’altro Vaghe Stelle (anch’egli torinese).

Un tassello importante del mosaico che abbiamo fin qui tratteggiato è senz’altro costituito dai Dropp, a loro volta nativi del capoluogo piemontese e tra i primi nomi entrati nel roster di White Forest Records, una delle (se non LA) label che più di tutte stanno contribuendo alla crescita dell’elettronica made in Italy negli ultimi anni. La sensazione è che il quartetto torinese sia arrivato perfettamente preparato (dopo un paio di ottimi EP) al momento dell’esordio su lunga distanza con Patterns, con una precisa idea sul dove collocare la propria proposta e sulla direzione da seguire. Le otto tracce in scaletta si muovono infatti elegantemente – ed equidistanti – tra quelli che possono essere identificati come i due poli opposti di questa famosa elettronica tricolore: da un lato le indagini organiche del già citato Vaghe Stelle, di Lorenzo Senni, delle esplorazioni più etniche ed esotiche dei Ninos du Brasil – e, perchè no, in questo gruppo potremmo far rientrare, dopo il suo ultimo Musica da Festa, anche Machweo; dall’altro abbiamo invece una schiera di producers dal tiro più pop (nel senso giusto del termine), spesso fortemente contaminato dall’hip hop, come Capibara, Go Dugong, Sonambient, Stèv, Sgamo (e potremmo proseguire con molti altri nomi).

Patterns si colloca, con la giusta consapevolezza e raffinatezza, esattamente al crocevia tra questi due filoni: muta(n)ti strascichi hip hop (Almagesto) e occasionali strizzate d’occhio a ritmi ballabili e melodie più immediate (White Squares) sono puntualmente bilanciati da bozzetti più astratti e permeati da una lontana sensazione di sinfonicità che li avvicina ad Arca e a tutto il relativo compartimento di musica organica aliena, pur senza condividerne l’iper (cyber?) realismo (All Future Paths, Anything Goes), oltre a qualche occasionale dilatazione kozmica sul finale (Last Sun).

Mantenere stabilmente un tale fragile equilibrio, restando tanto fruibili quanto personali e interessanti, è arduo, ma qui le cose funzionano a dovere. Bene così.

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