Recensioni

Drew Lustman mastica rullanti jungle e drum’n’bass dal suo primo lavoro medio-lungo, Beat Lumber, pubblicato all’epoca per l’etichetta di Berkley Unfun. Allora il producer si era accordato a quell’onda lunga che da Aphex Twin e Squarepusher aveva portato alla jungle celebrale di Venetian Snares, ovvero a un approccio febbrile ma scientifico, di quello cavalcato all’epoca da Planet Mu, condito alla bisogna con distese ambient, aperture filmiche e proverbiale sci-fi IDM. Vederlo tornare – dopo almeno un lustro passato a curare una epopea di (tagliamo corto) future garage con album sempre più curati e ambiziosi – ad una produzione più diretta, figlia dei suoi dj set ma anche dei suoi guizzi e delle sue trovate da studio, non può che essere una buona premessa per la nuova prova sulla lunga distanza che, proprio come suggerisce la copertina, metterà assieme il noto in una giustapposizione inaspettata.
Dopo essersi firmato per la prima volta con il suo nome e cognome nel 2014 con l’EP A Thorough Study, Lustman pubblica dunque sulla consueta Planet Mu un disco al solito speziato di soul, jazz e afosa lounge, farcendo in libertà intarsi ritmici tra jungle (Watch A Man Die), hardcore (Time Machine), sporadiche casse dritte, bassi techno dub (Green Tecnique), broken beat ed exotica varia (Angel Flesh, Onyx con il feat di Le1f), tutti ingredienti già incontrati nella sua discografia, inscatolati in brevi bozzetti dalle seppiate hauntologie, inframezzati da alcune sofisticate rullate della prima drum’n’bass, magari quella di Photek. D’altro canto, come nella prima produzione di Zomby, non mancano le citazioni da tutto l’hardcore continuum sottoforma di cut’n’paste vocali e tagli sul mix, come smalti house tipici di molta produzione targata FaltyDl.
Assieme al Damogen Furies di Squarepusher, altro lavoro che quest’anno aveva come premessa un approccio il più possibile diretto e senza filtri, The Crystal Cowboy non sorprende, non contiene tutti assi, ma rinnova con ingegno e freschezza l’arte sonica del suo autore. Chiamala se vuoi autorialità folk fatta con l’elettronica alle prime luci del mattino (e se state pensando a Aphex Twin, il parallelo ci sta).
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