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E’ una compilation che non ti aspetti quella che esce col numero di catalogo 291 dal forziere Tresor. Ovvero: sì, non era difficile immaginare la pubblicazione dell’ennesima raccolta per chiudere i lunghi festeggiamenti per i venticinque anni di uno dei club più importanti di Berlino e (quindi) del techno-mondo intero (per approfondire la storia del locale di Dimitri Hegemann si consiglia la visione del documentario SubBerlin – The story of Tresor). Ciò che colpisce è l’ampiezza dello spettro abbracciato dai 97 minuti di Dreamy Harbor: elettronica spesso e volentieri svincolata dalla cassa in quattro standard, richiamante in certi momenti atmosfere diluite e sognanti (appunto), in altri esperimenti più jazzati e quartomondisti. E quando s’ode techno far festa, è sempre più elegante, trattenuta e riflessiva che libera e spaccaossa.

I nomi chiamati a raccolta fanno parte sia della vecchia guardia della techno-alleanza Berlino-Detroit (entrambi i versanti: Moritz von Oswald, Thomas Fehlmann, René Löwe aka Vainqueur, Udo Heitfeld aka TV Victor da un lato; Juan Atkins, Terrence Dixon e Gerald Donald – qui presente con il progetto Daughter Produkt – dall’altro), che delle nuove leve internazionali tresoriane (l’inglese Mønic, il francese Marcelus, il cinese Shao Yanpeng – già Dead J), a cui si aggiungono ospiti più o meno a sorpresa (il nostro Donato Dozzy e l’austriaca Claudia Anderson, già visti suonare nel locale di Hegemann, ma anche un grande vecchio della sperimentazione come Jon Hassell, invitato da Dimitri nell’edizione del ritorno del Berlin Atonal, 2013).

Si comincia con una serie di riproposte: Vainqueur riprende la sua Solanus, pubblicata originariamente nel 1996 come tredicesimo 12” della mitica serie Chain Reaction, spogliandola di tutto tranne del suo respiro: oltre dodici minuti di sub-dub-induzione ipnotica; Shao ri-edita Sensi, già uscita a fine 2015 (l’EP Doppler Shift Pt.1, Tresor 280) aggiungendo oscurità al treno che fischia in lontananza; Dixon si limita a far rotolare l’astratto relitto jazz di The Switch più a lungo rispetto all’album From The Far Future, Pt. 2 (Tresor 256, 2012); con il sensuale e profondo Electric Dub Atkins e von Oswald ci accompagnano per un’altra passeggiata nel giardino magico di Borderland (Tresor 262, 2013); la trance track La Beff di TV Victor era già stata presentata in Trancology Chapter 1 nel 1996.

I momenti migliori sono nella seconda metà. Cotè techno: i nove minuti di caldo argenteo abbraccio di Silverness del vispo Fehlmann e The Night Rider di Dozzy, miminal dark techno sostenuta da una sicura bassline acida; cotè non-techno: i fascinosi viluppi che incatenano la tromba di Hassell in Timeless, la carovana psych-kraut di Odawah Jam di Marcelus. I sample vocali sepolti nelle catacombe gothic di Direction Asymmetry by Daughter Produkt chiudono una compilation curiosa e spiazzante.

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