Recensioni

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Libero di spaziare, più sognante e psichedelico, Angus Stone prosegue la strada solista con il moniker Dope Lemon, inaugurato nel 2016 con l’album Honey Bones (seguito nel 2017 dall’EP Hounds Tooth), un disco intimo e mistico che cominciava a prendere le distanze dai toni emo-folk dei lavori con la sorella, Julia.

Il nuovo album, già eclettico e scanzonato dal titolo e dalla copertina, mostra ancora di più il tentativo del songwriter australiano di intraprendere un percorso meno raffinato e pensato per la rotazione radiofonica, ma più nebuloso ed evasivo. Le atmosfere rimandano, anche in questo caso, al ranch di Belafonte, divenuto per l’autore rifugio, fonte di ispirazione e studio di registrazione allo stesso tempo. La prima traccia Hey You è un ottimo esempio per capire intenzioni, contenuti e forme del lavoro: un indie-folk solare, sorretto da una sensuale linea di basso e da tastiere sognanti, dove Stone canta senza troppi fronzoli, né tanto meno impegnative ricerche in fase testuale, di spensieratezza, bottiglie e danze. Atmosfere fumose e quasi lisergiche che proseguono nel folk-blues di Salt & Pepper, brano piacevole che però perde pian piano in termini di intensità e appeal, mentre in Hey Little Baby, Dope Lemon sfoggia la sua arma migliore: un folk intimo e carezzevole accompagnato da linee vocali dalle parti di Kurt Vile, che ritroviamo, leggermente più cupe, a braccetto con la melodia accattivante di Lonely Boy Paradise.

Stone ha buone idee – come si ascolta anche nelle percussioni incalzanti e nelle chitarre droniche della title-track – ma spesso sembra non portarle compiutamente a termine rendendo il lavoro un buon esercizio di stile. Un ascolto piacevole, senza dubbio, in attesa di scoprire le reali potenzialità di Dope Lemon.

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