Recensioni

Che Montréal fosse uno dei centri nevralgici per le nuove frontiere del pop contemporaneo lo si era già capito nel 2012, con l’esplosione definitiva della scena cittadina sancita da Visions prima e Shrines poi: due tra i dischi più chiacchierati e rilevanti della scorsa annata a livello “indie” (ammesso che il termine possa ancora aver qualche significato al giorno d’oggi). Sembra che, in questi anni dieci, l’agglomerato urbano abbia peraltro goduto di un’autentica migrazione di artisti attirati da una fiorente comunità musicale DIY, con tanto di performance negli home party all’ordine del giorno.
Originario di Toronto ma entrato ben presto a far parte del “giro” montrealino, in questo inizio di 2013 fa il suo esordio su full-lenght il ventiduenne Airick Woodhead alias Doldrums, dopo aver superato un 2012 da prova del fuoco. Il nome di Airick inizia infatti a girare a livello internazionale per la collaborazione con Grimes in Colour of Moonlight (Antiochus), nona traccia del di lei ultimo – fortunato – album, nonché per i tour a sopporto dei concittadini Purity Ring, d’Eon e, appunto, della “madrina” Claire Boucher.
Per Lesser Evil, Woodhead si dà un’aria post-internet fin dalla cover art, che ne ritrae il volto filtrato dallo schermo rotto del laptop. Parliamo d’altronde di un ragazzotto che lavora duro con la tecnologia. Tra loop di sample deformati ed eccentrici, messi insieme con innocente armonia, viaggia veloce la fantasia del Nostro sull’onda di un inquietante falsetto femmineo passivo-aggressivo.
Doldrums vive in un mondo tutto suo, è chiaro, ma questo mondo lo conosce bene. Arzigogola così cantici egizianeggianti, filastrocche pop e sussurri che paiono la storpiatura di qualche ritornello di Bacharach (Anomaly), per poi perdere la testa di punto in bianco tra droni, crisi isteriche ed eccitati motivi in territorio Gang Gang Dance (Egypt).
Digitalmente esotico, lineare dentro un’intricata struttura, a suo modo psichedelico, Lesser Evil snocciola spezzoni di un’ingenua melodia che va a braccetto con la tecnologia e il sampling. Impulsività e creatività infantile governano – per ora – il progetto, con un moniker che pare confezionato in onore di Ariel Pink alla maniera dei Negativland con i NEU!, conclamata fonte di ispirazione per Woodhead. La proposta è comunque di tutto rispetto, la nostra curiosità per la nuova verve artistica canadese rinnovata.
Amazon
