Recensioni

7.2

Dj Muggs torna a bazzicare in area Soul Assassins con il suo nuovo Dies Occidendum: dieci tracce quasi tutte di breve durata, per un viaggetto senza ritorno, immersivo e di grande suggestione. Il concept, palesato già dalla copertina e dal titolo in latino, prevede la sonorizzazione di un ipotetico Rinascimento/post-Medioevo da incubo, tra peste nera, carestie e fascinazioni esoteriche. Per l’occasione il nostro eroe si ribattezza Dj Muggs the Black Goat, quindi viva il Demonio e via a spennellare tinte dark e doom su un architettura che pesca tanto dalla trap quanto dall’EDM, oltre al consueto gypsy folk cupo e malato. Muggs si traveste da Clams Casino e gioca a scorticare vivi i Salem, oppure mette Burial a suonare un set dei suoi Cypress Hill.

Il concept rinascimentale cala immediatamente il disco in un’atmosfera da bad-trip di un monaco francescano che si è irrimediabilmente sfondato di weed. Abbondano tutti i dovuti espedienti del caso, quindi via libera a cantilene spettrali (Incantation), cori da convento infestato e synth eerie (The Chosen One). Poi si spazia da serpentine trap in The Chosen One e deliri rockisti à la Black Sabbath in Nigrum Mortem. Dappertutto aleggia un’aria spettrale: le basi sono spesso talmente scarnificate da ridursi in frammenti di sola batteria (Liber Null) o parentesi dark-ambient come Alphabet of Desire, per una desolazione che profuma di apocalisse. La conclusiva Transmogrification chiude infine il tutto con cinque minuti abbondanti di field recordings: una sera scandita dal canto delle cicale, un rogo (di cosa o di chi non ci è dato sapere), infine il silenzio. Viene subito voglia di ricominciare.

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