Recensioni

Dark industrial cubista, bass e streaming di cronaca nera, ritmi drill e scratch a go go, avant (spettacolo) turntableista, robo djing, trash italo, black proud e techno pistola compressa. Videogames hardcore e Enya con l’attacco di panico. La lancetta che oscilla vorticosa tra l’impegno serio, il sudore e l’ironia feroce. Carica Caster e indietro tutta. Futurismo con l’intona rumori post-moderno. Una regia sottotraccia pronta a mostrarsi come a negarsi, a dissimulare.
The Pure Spirit Of Rock’n’Roll è il the best della label Sonic Belligeranza, non semplicemente una raccolta ma un ulteriore remix, un tassello aggiuntivo della Balli way of life, l’antologia nascosta. Come dire l’estremo saluto alla Bologna degli anni d’oro dei centri sociali. Ai Novanta hard dance dell’indimenticato Link, al Cinema Inferno del trash italiano ’70. E poi, antologia primi duemila post Aphex, turntableism che insegue la velocità dei processori digitali, gli anni dell’electro crazy kids della belligeranza sanfranciscoana.
Non manca nulla, neppure la nostalgia e in tutto ciò Balli è sempre pronto a scartare l’ostacolo, a masticare la gomma infilando beat genialoidi, frasi dei compagni di merende, sketch di spot d’antan, l’Italia spaghetti di Bud Spencer, il folk centroitalico.
A forza di frullare, frullare, tritare, ogni track è ridotta a una poltiglia macilenta, eppure è saga, cartoon dove ognuno può animare la propria fantasia, capovolgere la realtà, negargli il senso e sentirsi meglio. È un po’ come sedare il male. Annullare il diavolo a suon di rumore bianco equiparando Pacciani a Bombolo, Vanna Marchi e il Pranzo è Servito. Revolution 9 e revolution 2000. Al 9000 overflow fieldrecording. La minestra avant in una confusione di sberle per un pubblico (Antoni docet) di merda.
A tratti troppo, a momenti geniale, sempre sul filo del limite strutturale, Pure Spirit è un approdo importante del personaggio-etichetta, l’unico carnazzo superspeziato che consiglierei a un pacifista. GO BANG!
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