Recensioni

7.7

Ascolti Distal e pensi che c'è una bella differenza tra chi semplicemente fa musica e chi invece crea nuovi punti fermi. Tra chi approccia la palette di stili disponibili con voglia di sperimentare, contribuire, conquistare certi feeling particolari e chi invece quegli stessi feeling li ha già assorbiti in pieno e può dedicarsi interamente a disegnare i propri nuovi orizzonti lasciando che gli strumenti lavorino in maniera spontanea. La prima fase il producer di Atlanta l'ha vissuta lungo gli EP degli ultimi anni, in cui tra alti e bassi ha preso piena confidenza con dubstep, UK bass, synth, elettronica d'atmosfera e persino juke, mentre il passaggio a nuova consapevolezza avviene ora con un primo album che colpisce forte fin dal primo ascolto.

Anche solo soffermandosi sul piano formale, Civilization è sorprendente: prende in eredità l'intransigenza dubstep e gli inocula aperture synth ora d'ambientazione (The Sun) ora d'inquietudine (Feed Me), intraprende certe teorie techno di duro impatto (Around The Fire), abbraccia la bass music portando in omaggio l'energia nera dell'hip-hop (Anti-Cool), adotta i nuovi stilemi post-dubstep (Boca Ratawn) e quei controversi spigoli footwork, stavolta rimodellati con grande precisione per le esigenze delle bassline: metodo simile all'ultimo Addison Groove ma con maggiore euforia, ne vien fuori un pezzo bomba come Drop Like This che corre velocissimo lungo strutture funky e drops fidget, ma anche una inappuntabile Preach On Hustle, la UK bass flessibile che incolla tastiere cosmiche e frenesia di campionamento.

Un grande album però non è mai fatto solo di combinazioni argute: l'efficacia di certe sfumature non la spieghi solo con le tecniche, perché hanno dentro un cuore, delle intuizioni di puro istinto e guardano più lontano di quanto non facciano le singole componenti. Certi pezzi valgono ben più della somma delle loro parti, come la Venom già conosciuta sul FabricLive di Pinch, un'accelerazione scivolosissima su un vetro oscurato di ansia e paranoia, oppure Gorilla, un senso di perdita dell'equilibrio accentuato dagli enormi spazi aperti dal sostrato dub: i brani killer che in un capolavoro non possono mancare.

Ma a vincere in quest'album è l'intero mood, potente quando deve ma pieno di suggestioni che conquistano. Civilization è riepilogo della storia del genere ma anche indagine delle direzioni future. È genialità del nerd (le derive chiptune di Feed Me che fan tanto Zomby) ma anche sensibilità verso il mood (l'orrorifico di Rattlesnake) e beat che prende allo stomaco (gli scambi dance&vocals di House Party Five). 13 tracce, ognuna con un proprio carattere definito, per un disco che si espande a tutto tondo ma che tiene un baricentro circostanziato, centrando il bersaglio. Probabimente l'album che meglio rappresenta i fermenti del 2012: il ragazzo aveva già addosso gli occhi dei più attenti, ma adesso è la UK bass tutta che dovrà fare i conti col suo nuovo vertice espressivo.

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