Recensioni

Il mantovano Elia Billoni (in arte Dino Fumaretto) dà seguito all’interessante La vita è breve e spesso rimane sotto – dal quale non si discosta più di tanto né in termini stilistici né espressivi – con un album edito da Trovarobato che ne ribadisce l’intensità cantautorale, la voglia di esprimere concetti in maniera trasversale e la sana abitudine di tenersi lontano da ammiccamenti e scorciatoie formali.
Questo è quello che si evince da Sono invecchiato di colpo, un lavoro che si sviluppa attraverso dieci episodi chiaroscurali dove una scrittura in bianco e nero, che sembra scaturire da una miriade di appunti presi a matita su pezzi di carta sparsi, la fa da padrona. Melodie esili, spesso ribadite da linee di pianoforte evocative, che segnano in maniera decisiva brani dal carattere fragile come l’iniziale Cosa c’è nel frigo, e che non lasciano spazio a un’eventuale possibilità di immaginazione, leggi la spettrale Film dell’orrore. Fumaretto ama giocare con le parole, le scolpisce fino a rendere una buona assonanza in Mente spostata, riuscendo a descrivere – con una certa disinvoltura – tematiche importanti, a volte intime, tendenzialmente autobiografiche. Un po’ di luce filtra attraverso i tendaggi spessi e polverosi del suo approcciare le melodie in una Il nuovo che avanza voce e pianoforte, anche se in generale il contesto rimane buio, claustrofobico, problematico.
Si rintraccia anche dell’umorismo sommerso in Sono invecchiato di colpo: basta lasciarsi tirare giù nelle sabbie mobili di un cantautorato torbido, e in particolare, da una conclusiva title-track – arrangiata in compagnia di Iosonouncane – che con i suoi sette minuti e mezzo ben riassume il cinismo e l’odore acre dell’intero lavoro.
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