Recensioni

Pippola Music continua la sua opera di diffusione della buona canzone italica con l'esordio di Antonio Dimartino, palermitano per l'occasione prodotto da Cesare Basile, nome quasi sorprendente visto il contesto. Dimartino recupera infatti il pop nostrano dei Settanta e Ottanta nella sua accezione più obliqua dando legittimità alle citazioni di Lucio Dalla, Rino Gaetano e Franco Fanigliulo della cartella stampa e con citazionismi da tutta la storia del nostro cantautorato un po' ovunque.
C'è Gaetano nel drumming irruento alla Arcade Fire di Cercasi anima e c'è Dalla in Ho sparato a Vinicio Capossela, ballad morbida scontornata d'organo con punte di sarcasmo comuni al compagno d'etichetta Brunori Sas. Ma Dimartino sa anche verseggiare punk-rock in Cara maestra e accodarsi agli ultimi Mariposa in La lavagna sporca, dove il riferimento ai bolognesi non è dato solo dalla presenza di Alessandro Fiori alla voce e di Enrico Gabrielli.
Altrove l'ospitata de Le Luci della Centrale Elettrica, con nuovo ritorno dalliano (Parto), è forse l'esempio migliore di un disco piacevole ma affaticato dalla mancanza di una direzione precisa su cui innestare una scrittura dalle ottime potenzialità (Marzo '48). Questione che torna nelle liriche, ennesima narrazione con discreto disincanto del no future odierno. D'altra parte se cantare (con Basile) La ballata della moda di Tenco ha ancora senso allora diamo ragione al titolo: abbiamo perso, e da tempo.
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