Recensioni

6.4

What did you expect? That we would never leave home? … we can never get back what we choose to throw away. La maggior parte di ciò che è stato detto o scritto sui TDEP dall’epoca del secondo album, si è limitato ad un unica questione: la scelta di inserire elementi melodici in quel peculiare marasma sonico di ipertecnicismi prog/metal e rabbia punk che li ha resi, sin dall’esordio Calculating Infinity, nome imprescindibile per i nuovi HC kids, assieme ai vari Converge, Coalesce, Botch e Cave In.

Da allora la critica si è polarizzata tra sostenitori e detrattori lasciando ben poco margine a giudizi di merito sugli album. Il sophomore Miss Machine, a parte l’effetto sorpresa di zuccherosi refrain, è in realtà poco più di un tentativo di ridefinire la formula dopo un massiccio cambio di line-up che vede la sostituzione del bassista Adam Doll con Liam Wilson e del cantante Dimitri Minakakis con Greg Pulciato. Formula che trova un migliore compimento nel successivo Ire Works dove le sfuriate math-core si sono bilanciate all’interno dei pezzi, ora propriamente canzoni con Pulciato ad alternare urla indemoniate e anatemi Power-Pop.

Lungo il medesimo solco si colloca Option Paralysis, ancora in bilico tra tentazioni da classifica pop-rock e una sempre indomita furia hardcore, eppure con qualcosa fuori fuoco. Il tragico piano di Windower è decisamente sopra le righe, ed in altri episodi (I Wouldn’t If You Didn’t, Parasitic Twins) i ragazzi non riescono a ripetere la scrittura compatta che li caratterizzava in precedenza, anrzi forzando ancor più la convivenza tra le due anime.

 

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