Recensioni

E’ di una leggerezza quasi irritante il nuovo disco dello stabiese Dilis, moniker dietro al quale si nasconde Pietro Di Lietro, già cantante e chitarrista dei La Condizione Danzante. Dal titolo vagamente de gregoriano, Nulla da capire è un lavoro omogeneo, ben curato, piacevole fin troppo. Chitarre acustiche ed elettriche sono più che sufficienti all’artista campano per disegnare carezzevoli e struggenti melodie in un folk altisonante, ricco di fascino e gusto. Nick Drake, Jeff Buckley, Damien Rice rappresentano quasi dichiaratamente i punti di riferimento: rincorsi, riletti, cercati, celebrati.
E in parte il gioco riesce pure. Il vero limite – da prendere ad ogni modo con i guanti trattandosi di un lavoro che nel complesso supera ampiamente la sufficienza – sta nei testi poco convincenti, distonicamente lontani, a loro modo ripetitivi nel descrivere una condizione di precarietà interiore o relazionale ben inquadrata in Fatti distanti. Ci si muove poco e male, sicuramente non all’altezza delle più che buone soluzioni armoniche. Paradossalmente tocca proprio ad un brano intitolato La Noia il compito di dare una ventata di risveglio ad un lavoro che rischia di far fatica a catturare l’attenzione dell’ascoltatore per la sua intera durata. Un album che rimane comunque suonato molto bene e che strumentalmente ha delle perle da non trascurare (la titletrack, Ti Mostrerò, la fiammeggiante Kaos Kafè): idee interessanti che con testi più variegati e un cantato meno ammiccantemente sussurrato, potrebbero raggiungere risultati notevoli.
Le qualità non mancano di certo. La rabbiosa, conclusiva e sferzante Diventiamo Cattivi ne è la riprova, andandosi a posizionare esattamente all’interno di questo solco: meno sdolcinato e più romantico, meno sussurrato e più onirico, meno ermetico (sic!) e più vissuto. Ti vogliamo più cattivo, Pietro. Speriamo di averti fatto arrabbiare abbastanza.
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