Recensioni

6.5

Le mode french touch e nu-rave sono ormai al loro nadir. Tornare su quei passi è rischioso, ma i Digitalism tentano comunque il refresh. Il nuovo disco – dopo quattro anni da quell’Idealism che li aveva catapultati in testa alle classifiche di mezzo mondo con quel singolo bomba che è stato Pogo – supera i riferimenti ai mostri sacri Cure e Daft Punk, percorrendo un cammino più solido, fatto di un suono personale, ormai d’autore.

Le tracce non sono più supportate dalla ‘scena’ (oggi frastagliata in troppe direzioni), e quindi non hanno quell’hype che nel 2007 poteva farci esaltare per un citazionismo barocco e veloce. La voglia di continuare a proporre un suono cristallizzato e tutto sommato ‘vecchio’, viene corredata da abbellimenti che completano la lezione dei Chemical Brothers ravey (Antibiotics), si avvale dell’aiuto di big star del genere (Julian Casablancas nella scrittura di Forrest Gump), richiama le tastierine vintage degli Air degli esordi (Stratosphere, Just Gazin’), sfora nella progressività e nel solito quattro pro-fidget (Blitz, Miami Showdown), va incontro anche a un certo tipo di hard rock che ha qualche parentela con i Prodigy (Reeperbahn).

Il singolo con cui i ragazzi si sono presentati al pubblico (These 2 Hearts) non rispecchia il disco, dato che sarebbe potuto essere una b-side del loro esordio. Qui dentro c’è molto di più di un ricordo, c’è un suono che ormai fa parte di un canone e che in un certo senso ci rende vecchi, ci fa venire nostalgia di cose che sono successe pochissimo tempo fa. Dal punto di vista della poetica del digital pop, i tempi e le onde si stanno restringendo sempre di più.

Infatti se i glo-fiers e gli wonkiers guardano almeno a decadi indietro, qui il ricordo si limita a qualche mese fa. Siamo sicuri che questo mood compositivo sia fruttuoso? L’ennesimo ritorno a quello che si è già detto fa intravedere il Tempo/Morte come personaggio fondamentale, come attore protagonista di un periodo e di una generazione senza direzioni, che deve solo specchiarsi per ritrovare un’identità. Un po’ quello che si vedeva nei fuochi conclusivi di Electroma. Retrophilia (vedi quello che si dice in Circles) is again the new loud.

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