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7.1

«Questa strada zitta che vola via / come una farfalla, una nostalgia, nostalgia / al gusto di curaçao / forse un giorno meglio mi spiegherò»: quando Paolo Conte cantava la sua personale mitologia linguistica e semantica tra Hemingway e Duke Ellington, probabilmente Roberto Grosso Sategna non era ancora nato.

Più di trent’anni dopo quel brano, e quel mondo fatto di luoghi dell’anima, di tempi rarefatti, ciclici e immutabili, Sategna, che qualche anno fa ha creato il progetto sonoro Dieci, sembra inseguire le stesse fantasie linguistiche e sonore dell’Avvocato, come il tenero omaggio del titolo del brano di lancio – Piccola Farfalla Nostalgia – sembra suggerire. Vedete della follia nel voler far convivere la passione per la musica di Conte e la voglia di far ballare? Io dico di no.

Artista lo-fi e homemade, il polistrumentista e producer Dieci col suo esordio Vitamine disegna una vertigine eclettica e soave che professa influenze sonore in bilico tra French touch e cantautorato italiano, passando per la disco music: quella di Sategna riesce ad essere musica che fa ballare come un gioco nostalgico capace di inaugurare una primavera di sprint cantautorale sincero e freschissimo, con riff accattivanti dal groove funky-disco di stampo sorrentiano, garanzia di un sound sempiterno. Dieci scrive, registra e produce in completa autonomia, oltre a lavorare ogni tanto pure ai contenuti video: un nuovo passo verso la carriera solista, dopo anni trascorsi come Drink To MeTen Dogs e musicista live di Cosmo, una rappresentazione fresca e onesta di un’idea di cantautorato italiano spostato verso lidi più intimi, surreali e indolenti.

L’esordio del polistrumentista piemontese racconta piccole e grandi storie – di tutti i giorni – con una leggerezza da fiaba elettrica, mescolando un’innovativa e raffinata scrittura cantautorale a una più rapida espressività ritmica, tra attimi reggaeton e ballabilissimo electro-pop. Vitamine regala dieci brani ricchi di contaminazioni e richiami diretti al quotidiano, tra i tabelloni della Coop e l’orto dello zio, mentre l’energia positiva rasserena le piccole e complicate vite dei protagonisti di queste avventure che riusciamo a visualizzare con grande facilità. Non è per nulla scontato scrivere canzoni che tutti possano vedere, ed è il peso che Sategna riserva alla parte testuale ad illuminare queste diapositive di surrealismo ed esotismi locali, in un’atipica geografia delle parole.

Come la ballad pianistica di Coperta, quasi un invito al piacere domestico, un inno alla dimensione privata condito da rapidi patch elettronici che introducono l’atmosfera dancey di Africa, quasi una boutade tra tappeti tribali e geografie in pieno dinamismo. Dieci si muove sapiente fra spazi lontani, mondi sonori distanti – cosa che ha sempre fatto Paolo Conte, frequentando tutti i generi, amandoli e tradendoli di continuo per trovare davvero il miglior accordo, il miglior ritmo – ma l’equilibrio del disco non manca mai. Dall’autoironia stralunata di Scogli, al groove seventies di Piccola Farfalla Nostalgia, dagli accordi latineggianti tra flamenco e languido reaggeton di Gelosia, alla dolcezza acustica di Le leggi di Natura in odor di primo Dente, fino alla sinfonia sintetica della struggente Le Sottrazioni, un vortice di metafisico e incantevole candore.

Vitamine – che si chiama così «perché le vitamine sono molto piccole, e ne servono molto poche ma sono indispensabili, e queste dieci canzoni per me sono così. Questo disco è il regalo che mi faccio dopo tanti anni passati a fare tante cose ma mai quella alla quale tenevo di più, cioè pubblicare canzoni mie» – è un concentrato riuscitissimo di luci, città, corpi innamorati e synth caleidoscopici. Un disco che contiene il segreto della leggerezza, e pare svelarlo pezzo dopo pezzo, virtù dopo virtù, grazie a un Perseo electro-pop capace di dipingere con sarcasmo e autenticità l’intreccio spesso macchinoso dei rapporti umani.

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