Recensioni
Die Abete
Bennett
Die Abete - Senza Denti
Bennett - Bennett
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Stefano Pifferi
- 17 Agosto 2017


È un bel sentire quando riemergono da un passato tuttora vivo e pulsante band (più o meno) giovani che concepiscono i dischi come fossero legnate sui denti. Roba priva di compromessi, che ha l’urgenza del punk/hardcore e la ferocia del noise-rock, che prende e macina parole e suoni vomitandoli addosso all’ascoltatore, infastidendolo, nauseandolo, facendosi quasi odiare. Era ciò che si respirava in certi sottobosco dei primi ’90 e fa sinceramente molto piacere ritornare a respirare quelle atmosfere, a sentire quel puzzo misto di piscio e sudore, disagio e rifiuto che sembra sempre più alieno alla dimensione “rock”, annacquata e dispersa in un rivolo di roba plastic osa del tutto inoffensiva. Pippone ideologico/nostalgico terminato ma fondamentale per introdurre l’accoppiata targata To Lose La Track che quando sceglie i gruppi “pesi” lo sa fare con dedizione e risultati.
I Die Abete sono tutto tranne che zuccherosi come nome suggerirebbe: sono velenosi alquanto, pachidermici il giusto, per lo meno in linea con quello che una line-up con doppia batteria e doppia chitarra (Eugenio Della Mora: voce, batteria; Lukas Begmann: batteria, Marco Tortorelli: chitarra, voce; Michele Perla: chitarra, voce) può permettere, urlati e disperati come non accade di sentire spesso. Vengono da Terni, hanno all’attivo un ottimo esordio (Tutto O Niente, fantastica la cover di Sono Un Ragazzo Di Strada) e sembrano essere in grado di sintetizzare tutto il peso siderurgico della città di San Valentino su cui appoggiano uno screamo disperato e disperante (Icaro, lo sfasciume di La Tigre) e un pathos che ricorda, coi distinguo del caso, i Massimo Volume (Il Giorno Dei Fuochi, con coda noise annessa made in Mai Mai Mai). Botta in faccia e messaggio – sintetizzabile nel titolo Hai Scelto Bene, Adesso Crepa – pienamente arrivati, ergo, nulla di nuovo sotto il sole ma che bello!
Tanto giovani e irascibili i Die Abete quanto veterani e irascibili i Bennett, quartetto di volti noti (Chambers, Disquieted By, Autumn Leaves To Fall In i bacini di provenienza) che tracima influenza dalle rispettive band – il rock’n’roll marcio dei Disquieted By rivisitato alla luce della potenza di fuoco dei Chambers – per buttar fuori un disco che è un assalto noise-core altrettanto disperato e urlato ma con una netta base melodica (pur nei limiti del genere, com’è per la malinconica Confidence), una forte base di humor nero (Love At First Fight) e una costante tensione drammatica (Start Again) che sembra legare la Ebullition agli Oxbow o a esperienze “periferiche” ma deformanti come i Breach. Volumi e groove sempre in bella vista, potenza di fuoco di prim’ordine e quel senso di no compromise che alla fine fa spesso la differenza in situazioni del genere.
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