Recensioni

A tre anni da Loose Blooms, torna a farsi sentire Andrew PM Hunt, in arte Dialect, con il nuovo album che rilegge in chiave maggiormente zen e minimalista il mix di chamber music, improvvisazione ed elettronica sperimentale solitamente proposto. Un approccio direttamente ispirato dalla lettura di Causalità reciproca nel buddismo e teoria generale dei sistemi: il dharma del sistema naturale di Joanna Macy, che spinge Hunt a cesellare le tracce con un taglio più meditativo e asciutto, riducendone all’osso la timbrica per farne emergere la componente più riflessiva e puntiforme.
Under~Between si dipana attraverso un collage di elettroacustica nordica in bassa frequenza à la Sofa Record, ricerca melodica di classica moderna in odore di Max Richter e teorie new age dal taglio folktronico (Under~Between, Flame Not Stone). Un suono capace di far collimare con agilità la meditazione tanto con cesellature cameristiche aumentate di ance (Ringing The Web, Stacks) e schizzi improvvisativi (Feathers Dance, Sentimental, Sedimentary), quanto con declinazioni glitch à la Morr Records (Avert Yr Path, Yamaha Birds 2), e senza farsi mancare interpretazioni più commestibili dei sincretismi world di David Toop (An Arcipelago). Un percorso ben organizzato veicolato da un intelligente senso della composizione, che utilizza strategicamente sottili tensioni umbratili per conferire all’umore complessivo un particolare slancio pacificante.
Anche se meno incisivo rispetto alle dinamiche più esuberanti del suo predecessore, Under~Between è un disco interessante con cui il sound artist di Liverpool racconta in modo affascinante il suo lato intimista, tratteggiandolo con buona personalità, leggerezza e un apprezzabile gusto poetico.
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