Recensioni
Dexys Midnight Runners
Searching For The Young Soul Rebels (30th Anniversary deluxe edition)
-
Antonio Pancamo Puglia
- 1 Gennaio 2011

Kevin Rowland, l’Enigma. Non basta certo dire che è quello di Come On Eileen, ché uno così non lo spieghi facilmente. Che poi, tra le sue tante disperate metamorfosi, basterebbe la tragicomica copertina del suo My Beauty (1999): quel cinquantenne oscenamente (s)conciato come la più triste e alcolizzata delle drag-queen, roba che forse nemmeno Marc Almond o Antony nei momenti di massima indulgenza. Eppure nella sua irrealtà fiabesca da Rodgers & Hammerstein, quel disco di cover – al momento l’ultimo in catalogo – dice molto di più sul personaggio che qualsiasi abbozzo di biografia, in quanto impietoso punto d’arrivo di una carriera lunga, altalenante e a dir poco atipica, condotta perlopiù combattendo pervicacemente contro se stesso per demolire sistematicamente quanto in precedenza costruito. Nessuno può sognarsi di congetturare, con precisione, cosa lo abbia spinto in tale direzione – basti dire che ancor oggi, senza nemmeno troppa convinzione, continua a predire un quarto album dei Dexys (“non hai ancora sentito il loro ultimo disco”: lo dice anche Homer Simpson nel celebre episodio dei B-Sharps).
E però, invertendo la prospettiva verso il punto di partenza, tutto all’improvviso appare un po’ più chiaro, se non comprensibile. E’ sufficiente concentrarsi sullo scatto di copertina di Searching For The Young Soul Rebels: quel giovane profugo cattolico di Belfast aggrappato ai suoi pochi averi, cipiglio tra il rassegnato e l’indomito di chi cova eterna rivalsa pur nell’ineluttabile consapevolezza della sconfitta. Com’è che diceva Jimmy Rabitte, il manager dei Commitments? Gli irlandesi sono i negri d’Europa. Con la loro ortodossia soul degli esordi (talmente straight da essere definita “fascismo emotivo” da un detrattore di NME), i Dexys Midnight Runners – che poi erano di Birmingham, ma la differenza è sottile – incarnavano tutto questo. E lo facevano come nessun altro, cioè con un rigore che imponeva struttura alla ribellione, forma all’irruenza. Forzando un disagio punk tutto proletario in rigidi stilemi (i richiami all’etica northern soul, il look da gangster di strada alla Scorsese, l’impostazione parareligiosa della band proprio à la Commitments) Rowland non voleva altro che crearsi un’identità diversa, anzi migliore di quella degli altri. Di chiunque altro. Una hybris che alla lunga avrebbe dato frutti anche funesti, ma che ha altresì reso unici i suoi dischi (tanto il successivo Too Rye Ay con le sue infatuazioni celtic-gypsy quanto il bistrattato canto del cigno Don’t Stand Me Down del 1985).
Pertanto la ricca ristampa del debutto non fa altro che dare a Kevin quel che è di Kevin, ribadendo la grandezza di un lavoro che in quel 1980 si presentava non men che rivoluzionario, per come confondeva i contorni tra capricciose e nervose istanze di indipendenza – artistica, etica, esistenziale – e innegabili brame pop: a trent’anni di distanza il numero 1 raggiunto da Geno, per quanto non abbia l’appeal dell’ecumenica Eileen, non suona affatto come un caso; i riff di fiati del trittico iniziale Burn It Down, Tell Me When My Light Turns Green e The Teams That Meet in Caffs mantengono intatta la loro potenza; la rilettura di Seven Days Too Long di Chuck Wood e Thankfully Not Living in Yorkshire It Doesn’t Apply rimangono irresistibili momenti pop; la citazione di Lee Dorsey in chiusura di There, There, My Dear (“everything I do gonna be funky from now on”) appare come il più appropriato degli epitaffi, non solo di un disco ma di un’epopea artistica e umana.
Il secondo cd rilancia e raddoppia con tutti i singoli dell’epoca, b-side comprese, un demotape di cinque brani del gennaio 1980 più due session radio per John Peel e Steve Jensen: se nella loro euforia anfetaminica Breaking Down The Walls Of Heartache e The Horse sono dei sicuri highlight, non sono certo da meno le riprese dei superclassici Stax Hold On I’m Coming e Respect (rigorosamente nella versione di Otis). Un must. Definitivo.
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