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7.2

È un ottimo ritorno, quello dei Deströyer 666, band australiana non molto prolifica ma capace di raccogliere consensi sin dagli esordi di metà Novanta con una fusione black/thrash metal senza fronzoli e accedendo quindi al graal dell’old school, l’essere o non essere shakespeariano del metal odierno, o almeno di quello che vende qualche disco.

Nati come progetto solista di K.K. Warlust dei Bestial Warlust, li ritroviamo oggi in versione quartetto, rilocati in Europa e con in mano un disco che riunisce le componenti sopra citate mettendosi però al servizio di un’epica più grande, quella della corsa sfrenata e distruttrice perfettamente immortalata da una serenissima morte a cavallo che sgasa fuoco in copertina. L’effetto derivante, a metà tra devastazione e senso di vertigine, è fondamentalmente merito di chitarre che sfornano riff e assoli a perdifiato con un tocco più ampio del solo black/thrash, primo perché è l’archetipo a prevalere sul genere, secondo perché i Deströyer 666 non sono degli impiegatucci della distorsione o del blast beat, ma riciclano anche cori e vocalizzi heavy, anthem 80s, supportando il tutto con una produzione più pulita del solito che ammortizza l’effetto vintage e contribuisce a rendere Wildfire un album metal compattissimo e a tutto tondo.

Basterà l’attacco di Traitor per capire a che gioco giochiamo: un disco vecchio come nuovo, a metà tra una copia dei primi Destruction e un’ipotetica colonna sonora per Mad Max Fury Road. Saranno in Italia per quattro date a fine di settembre: se volete fare bella figura andateci in blindocisterna.

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