Recensioni

Tenendo conto che due quarti della band (Milo Auckerman e Bill Stevenson) sono gli stessi dello storico Milo Goes to College e gli altri due (Karl Alvarez e Stephen Egerton) fanno parte del complesso dagli ultimi album degli anni Ottanta – ovviamente con tutte le successive pause e ritorni – la domanda è: poteva un disco dei Descendents allontanarsi più di tanto da certe coordinate? La risposta è ovviamente no. Il gruppo che ha scritto un capitolo fondamentale del punk americano, la bellezza di trenta e passa anni dopo ha ancora voglia di suonare la sua musica, che è sostanzialmente quella di ieri e di ieri l’altro. Se sentire novità è impossibile, la nota positiva è che questi quattro cinquantenni suonano – ascoltare per credere – con la stessa grinta e intensità di molti loro discepoli.
Basta solo dire che Hypercaffium Spazzinate è assolutamente classico e assolutamente punk; anche di più, è proprio hardcore: metà dei pezzi non arriva ai due minuti e i tempi di Bill Stevenson sono immancabilmente veloci, con tutto il resto che ci si insacca alla perfezione. Ovviamente è un hardcore punk temperato dall’imprescindibile vena melodica bubblegum di pezzi che da Victim of Me, On Paper, Without Love, Smile al powerpop supersprintato di Shameless Halo riscrivono il canovaccio che è stato la bozza per centinaia di band. Qualche volta scartano appena dal timbro dei Descendents per ricordare i Bad Religion (siamo pur sempre su Epitaph) o gli Hüsker Dü e Bob Mould e i Replacements. Ma è solo un attimo.
Decisamente classici, decisamente punk e decisamente orecchiabili. Fa specie che a tenere in piedi questo suono sia ancora la generazione che l’ha inventato. Fatto sta che, miracolo della tecnica o, come siamo più propensi a credere, della voglia di fare musica, nessuno a un ascolto “al buio” darebbe a questa band gli anni che ha. Altra cosa invece è lo stile: è da molto che nessuno vuole o ci sa costruire più niente – e non parliamo di fare banalmente revival…
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