Recensioni
Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand
All To Pieces EP
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Marco De Baptistis
- 25 Settembre 2014

Dismessi i panni martial industrial del suo celebre quanto discusso progetto Der Blutharash, Albin Julius si è spostato da diversi anni verso uno psych-kraut oscuro e mutante che si muove nel segno di una occult-religious-psychedelic-trance. Sotto la sigla Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand, Albin Julius, sempre circondato da un gruppo di amici e collaboratori nuovi e di vecchia data, ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco.
Se da album come When Did Wonderland End?, ancora realizzato sotto il marchio Der Blutharash, s’intuiva il cambiamento imminente e la deriva psichedelica di certe sonorità di ispirazione martial-neofolk, è con un disco come The Story About The Digging Of The Hole And The Hearing Of The Sounds From Hell del 2011 che sia ha la vera svolta nel lavoro di Albin Julius. Un cambiamento che prosegue degnamente con The End Of The Beginning nel 2012 e The Cosmic Trigger nel 2013, con i suoi interessanti remix ad opera di Geoffroy D. (meglio conosciuto per i suoi lavori come Dernière Volonté e Position Parallèle).
All To Pieces è il nuovo EP ad opera dei nostri “artisti marziali” convertiti alla psichedelia, uscito il 29 luglio 2014 per l’italiana Sound of Cobra (a riprova di un interesse particolare dell’Italia più underground per certe sonorità psichedeliche e occulte). Il disco si avvale della presenza di molti ospiti, come Alan Trench, della storica band neofolk Orchis, e Pete Hope (Wrong Revolution, Bone Orchestra), e continua l’esplorazione di Albin Julius e compagni in oscuri territori psych kraut, psicotropi e devianti alla Amon Düül II.
Indubbiamente, vi è una sorta di filo conduttore che lega una certa musica psichedelica con attitudini kraut e suggestioni post-industriali. L’immagine di copertina, da questo punto di vista, è molto significativa, oltre ad essere molto bella: una foto con colori accessi e psichedelici di un edificio ormai in rovina e disabitato. L’EP è anche un picture disc e mostra uno sciame di farfalle blu prese in una spirale che le trasforma in polvere, all’interno di quello che sembra un fiore. L’aspetto grafico si presenta, come solito per la band, molto curato ed evocativo.
Nel lavoro si percepisce anche un ritorno ad atmosfere alla The Moon Lay Hidden Beneath A Cloud, primo progetto di Albin Julius, sopratutto in All to Pieces, il pezzo che da il nome all’EP: un gorgo oscuro, un bad trip in cui gli ascoltatori vengono risucchiati come farfalle sedotte dalla voce teutonica di Marthynna. Un urlo apre I Have Been Here Before, un viaggio sciamanico nella chiesa dei Der Blutharash con un satanico blues cosmico in cui Pete Hope canta “The world is just a spaceship travelling too fast for me (…) I’ve been here before, so I know my way” (“Il mondo è solo una navicella spaziale troppo veloce per me. Sono già stato qui prima e per questo conosco la mia direzione”). Song of Life and Death, invece, è l’eco pulsante di una misteriosa liturgia pagana: una danza macabra in una foresta che si muove tra distorsioni ed effetti sonori inquieti, in cui galleggiano voci maschili e femminili; un brano emblematico del selvaggio percorso iniziatico compiuto sino ad ora dalla band. Solo alla fine del viaggio intravediamo un bagliore di luce: il disco si conclude con un brano, Acheroantia, in cui le tastiere creano un suggestivo strumentale ispirato alla psichedelia della West Coast americana degli anni Sessanta impreziosito da venature ambient. Un buon lavoro che anticipa il prossimo LP del gruppo. Attendiamo fiduciosi.
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