Recensioni
Dente, Hell Demonio, Il moro e il quasi biondo, Bachi Da Pietra, Rose Kemp
-
francesca
- 8 Giugno 2008
La due giorni romana, promossa da Circolo Degli Artisti, Init, Radio
Città Aperta e altre giovani agenzie di produzione indipendente, si è
rivelata un esperimento interessante, ma allo stesso tempo difficile. A
partire dalla line-up, nella quale si potevano annoverare una manciata
di buoni gruppi o poco più, a fronte di un esercito di improbabili
personaggi più adatti ad altri contesti (Sanremo, Castrocaro,
Martelive). E quando un festival parte da questi presupposti, qualsiasi
discorso ci si voglia costruire attorno (SIAE, copyleft, calo delle
vendite, necessità di sdoganarsi e trovare vie non angloamericane alla
musica italiana) può risultare contraddittorio. Probabilmente l’ armata
Brancaleone è stata aggregata con una certa noncuranza e fors’anche un
po’ di buona fede, ma di questi tempi si ha bisogno di tutta la
lucidità e la creatività possibili per far sì che qualcosa cambi
davvero.
L’ idea di aprire un varco tra i giardini del
Circolo e l’Init è stata sicuramente apprezzata (sulla strada che li
collega campeggiano dei “pericolo moto” più che giustificati, vista la
presenza di una curva senza marciapiede), ma ovviamente non cancella le
problematiche legate a due locali così vicini, di cui uno è Davide e
l’altro Golia e le cui rispettive programmazioni non di rado si
intersecano e sovrappongono, con l’escalation di disagi che tutto ciò
comporta.
Per quanto riguarda i live, migliori quelli di Rose Kemp, Ardecore e Squartet.
La Kemp ha suonato sabato ed è stata una boccata d’aria dopo un
pomeriggio tra fughe reiterate da uno stage all’altro. Un set scarno,
chitarra elettrica e voce, attitudine metal e derive Earth, un maschiaccio travestito da Lolita dalla vocalità violenta e sixties.
Ardecore, in formazione ridotta (Gianpaolo Felici e i tre Squartet), ha strappato qualche lacrima, soprattutto nella toccantissima Parole Controvento e nella strumentale Chimera.
Gli
Squartet invece ci hanno intrattenuti con quaranta minuti schizofrenici
di tempi dispari e scomposti, perizia tecnica e goliardia.
Da segnalare i veronesi Hell Demonio (anche per la maldestra break dance del cantante), che hanno incarnato l’anima più esterofila del festival, insieme ai Cat Claws, col loro noise-burlesque-punk ormai ben rodato dal vivo.
Tra gli altri live è da annoverare quello di Dente,
sia per la folla di ventenni in adorazione sotto al palco, sia per il
songwriting dal testo intelligente, guastato a tratti da un’ eccessiva
piacioneria.
E ancora Il Moro E Il Quasi Biondo,
trio udinese dalla buona sezione ritmica (batteria e laptop piuttosto
infiammate) ma dalle melodie un po’ penalizzate (saranno stati i
volumi?)
Infine Bachi Da Pietra,
che benché trainati dal buon Bruno Dorella, munito di timpano, rullante
e ride, non hanno convinto molti; avrebbero potuto essere una versione
più attuale e losca dei Massimo Volume, ma no.
Meg è un fenomeno di origine non controllata, un po’ come le mozzarelle di bufala campane.
Per
quanto riguarda i workshop, si è avuta come la sensazione di una
contraddizione interna tra gli argomenti affrontati (e, in alcuni casi,
la modalità eccessivamente “esterofila” o “terzomondista” in cui se ne
dissertava) e la realtà “tangibile” di ciò che effettivamente è la
musica oggi in Italia.
In altri casi, si è evidenziato
maggiormente il ruolo della “confezione ” (abbigliamento, videoclip,
scelte di management) più che la musica in sé, che quando vale davvero
crea degli immaginari indipendentemente dall’involucro in cui è
contenuta (vedi Ardecore).
I due seminari di domenica,
uno sulla questione SIAE, sui vantaggi del copyleft e sui nuovi canali
commerciali digitali, l’altro sulla crisi della discografia nell’era
digitale, hanno regalato un minimo di ottimismo in più (penso al lavoro
di Beatpick e ai buoni risultati ottenuti sganciando i gruppi dal
vincolo SIAE e promuovendo e vendendo i loro prodotti su canali
digitali) ma l’enfasi con cui si è parlato delle net label mi ha
lasciata perplessa. E’ quasi un’ovvietà sostenere che in un’era di
downloading gratuito e massiccio come la nostra la partita si giochi
soprattutto sui supporti contenitori. Il forte incremento delle vendite
in vinile nel 2007 lo conferma.
Nell’area expo il
collettivo di poster art Malleus si è sicuramente distinto per qualità
(raffinate serigrafie in uno stile dark psichedelico); da segnalare
anche Concertinalive, che ha esposto foto di vari esponenti
dell’underground romano e non (memorabile quella di Bugo) e infine i
vari stand di realtà in crescita come Sporco Impossibile, e altre, a
mio avviso, superflue.
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