Recensioni

Più che un concerto, un “concerto-lavoro”, più che un “concerto-lavoro”, un “concerto per voce solista”. Ma forse quest’album del solo Demetrio Stratos e della sua voce maiuscola è principalmente una dimostrazione. Un campionario sulle acquisizioni recenti e meno recenti compiute fino ad allora dal Nostro, nell’utopico tentativo di liberare la voce dalle gabbie in cui essa sarebbe costretta. Un soliloquio per pubblico intellettualizzato, compiuto grazie a doti vocali prodigiose, esercizio estenuante e voglia di superare i confini teorici e pratici del mezzo vocale.
Sotto il profilo musicale, dunque, assistiamo all’esposizione di episodi presenti nell’allora fresco di stampe Cantare la voce, che insieme al precedente Metrodora rappresenta la coppia di lavori imprescindibile e indivisibile per gli appassionati della Musica Seria e dell’ex-cantante degli Area. Le esecuzioni non si discostano di molto dalla versione originale: cambiano più che altro la durata e l’aggiunta di alcune introduzioni parlate del buon Demetrio, le quali permettono di inquadrare con precisione ciò che si andrà ad ascoltare e danno al tutto un’ulteriore patina inevitabilmente “scolastica”.
Brani relativamente inediti: lo scioglilingua greco O tzitzeras o mitzeras (in realtà già registrato in occasione dell’antologia Cramps Futura: Poesia Sonora), Tema Popolare (che altro non è se non una versione a cappella della splendida Cometa Rossa degli Area) e il commovente Canto dei Pastori.
Un album certamente difficile, senza concessioni, del quale disquisirebbero volentieri per ore glottologi, etnomusicologi, logopedisti ecc. lasciando uscire dal cavo orale una quantità d’aria tale da convincere, magari per sfinimento, anche il più scettico degli ascoltatori.
Amazon
