Recensioni

6.5

Cosa succederebbe se si trapiantasse il Delta-blues d’anteguerra nella Svezia XXI sec. degli Hives? Avremmo gli accordi di Robert Johnson, i versi sboccati di Charlie Patton e la bottleneck ed il washboard di Bukka White/Washboard Sam presi per sommi capi e tirati fino a sbrindellarli del tutto, ovvero i Deltahead, ovvero riff giocati sulle corde basse, presi a calci nei bassifondi dell’anima, lì dove nessuno ti può vedere e chiamare la polizia.

Gli Alex De Large che celate in fondo ai vostri cuori, vestiti di scala pentatonica e bombetta, staranno già sbavando nel leggere questo cappello. Beh, rimetteteli nei pantaloni perché è solo uno scherzo, un passatempo, una messinscena just to have fun. Qui nessuno si fa realmente male ed il sangue è sugo di pomodoro, al massimo si può apprezzare la bravura degli stuntmen. Perché si, ci si può sorprendere a ciondolare il capo su quel giro bastardo di I Smiled At You, ci si può meravigliare nel sentire un blues camuffarsi da metal o da disco-dance (Love Me, Follow Me!), insomma ci si può anche esaltare nel sentire Bob Log III e gli Hospitals suonati con quel nitore asettico tipico dello swedish rock(My Mama Was Too Lazy To Pray) o con la verve cafona dell’ultimo Jon Spencer, ma il blues – quello vero – è un’altra cosa, una cosa seria. Complimenti per lo spettacolo però, molto divertente.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette