Recensioni

Dopo Amore Italiano del 2019, torna Riccardo Dellacasa con un nuovo lavoro che mette da parte il dream pop, la chillwave e l’italo disco, allineandosi a un’elettronica indie pop che fa proprie sia la lezione degli Offlaga Disco Pax di ieri che quella di Cosmo di oggi.
Nel mondo pandemico/emergenziale contemporaneo, l’interiorizzazione del divertimento sembra diventata quasi d’obbligo e il risultato della narrazione viene ripensato tramite il filtro dell’esperienza personale e della meditazione. dellacasa maldive è un classe 1991 interessato a quello che gli succede intorno, conscio della difficoltà di cambiare il reale. E proprio questa difficoltà lo blocca («mi sento sempre uguale») e si traduce in un lungo fermo immagine sonoro precedente a un attacco d’ansia.
La soluzione ipotizzata al problema esistenziale viene ricercata utilizzando le armi della spensieratezza pop («rispetto a ieri sera / mi sento più tranquillo», con citazioni al nume tutelare Battiato) degli anni ’80 (Lune), oppure quelle dell’electro moroderiana (Voglio solo stare fuori all’aria aperta) o della malinconia indie da cameretta (Nora), con casse dritte e chitarre in levare (New Awakeining, New Beginning). E se le storie degli Offlaga partivano da un vissuto completamente diverso (il deus ex machina è del ’67), è bello vedere come il testimone sia passato di mano in maniera consapevole (Collini è featurer su Sto perdendo me stesso), senza voler copiare il modello di partenza sui contenuti: l’estetica del disco si basa esclusivamente sulle esperienze vissute, lasciando da parte le narrazioni e le estetiche derivate dal PCI. In Pedalini ad esempio si dice: «Mi rimane il desiderio di farti ballare e cantare / E di provare e riprovare a farti sudare, a farti tornare / A casa pieno di adrenalina / Come si dice? / Stanco, ma felice».
Quello di dellacasa maldive è un lungo viaggio che racconta una sprovincializzazione riuscita solo a metà, tra nostalgia («forse è meglio vivere la vita con un po’ di passato») e spensieratezza. In certi punti sorprende per freschezza della proposta e originalità, e in altri si lascia ascoltare piacevolmente, restando comunque su coordinate ben definite (il già citato Cosmo ma anche lo Stato Sociale, due delle esperienze italiane più vicine), che nei testi trovano più inventiva e coraggio rispetto alla scrittura prettamente musicale.
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