Recensioni

Da quel piccolo capolavoro di intimismo che era The Coldest Season fino ad oggi, la parabola Deepchord è stata una costante ricerca di una dimensione definita, della forma compiuta che unisse alle suggestioni dub techno il tanto agognato feeling a pelle. Passando da Liumin e Hash-Bar Loops il producer di Detroit si è andato muovendo verso una sempre maggiore caratterizzazione dancey atta a sedurre con una certa lussuria, pur mantenendo intatto un carattere introverso fatto di dettagli architettonici e umori impliciti: un sound dal fascino sottile che non piazza mai colpi appariscenti ma che coinvolge puntualmente l'ascoltatore con movimenti impercettibili e lente mutazioni, dove le sensazioni passano anche senza un disegno voluto.
Vai che vai, mentre il piglio spirituale trova nuove possibilità espressive in questo stesso 2012 nel progetto film+soundtrack Silent World a firma Echospace, la ricerca dell'alta definizione personale raggiunge finalmente il proprio apice. Sommer è prima di tutto armonia, un flusso ininterrotto di soft beat gioviali dove l'incedere house esce allo scoperto e mostra fiero la morbidezza delle curve. Il tema estivo è reso nella sua accezione più romantica, tenuto saldo dalle sessioni di field recording (effettuate nella spiaggia dietro casa di Rod Modell, mai come stavolta funzionali al risultato) e dall'impianto in mixing, che fa del disco non una serie di tracce ma un unico ascolto/trasporto senza pause. Massima compattezza e perfetta riuscita del contatto emotivo, l'ascolto non molla la presa per nessuno dei 70 minuti totali e scorre con grande fluidità, come un olio rivitalizzante dopo una movimentata giornata di sole.
Non c'è traccia delle 13 previste dal lotto che voglia ergersi in qualche modo sulle altre. Il disco è un mosaico che fa colpo nella sua forma complessiva, per come sa esser presente senza attaccare gli spazi (Aquatic è materiale da immersione), per le diverse sfumature d'esotico che riscaldano le ambientazioni (da Cruising Towards Dawn a Fourier, dal tribale alla balearica nella più tenue delle luci), per i giri ipnotici (The Universe As a Hologram, Pacific State non è lontana) e l'aspetto new age (Flow Induced Vibrations, di nuovo il sottotono sciamanico di Arandel). Ancora musica d'induzione nel suo stato di forma migliore, dove i Voices From The Lake ne han condensato l'emiciclo invernale e Deepchord il profumo della stagione calda.
Tutto materiale elettronico senza barriere all'ingresso, fatto di atmosfere ed emozioni per le quali non servono orecchi allenati ma solo sensibilità. È questa la endless summer da fine del mondo: puoi sospirare, puoi viaggiare, puoi rintristirti. Niente è successo realmente. Una sensazione, a fine disco, così opprimente che vuoi subito ricominciare. Il silenzio è troppo pericoloso.
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