Recensioni

Anche solo nelle nelle zone di contatto con deep e ambient-noise, la superiorità della formula techno-dub di Deepchord è fuori discussione: The Coldest Season è probabilmente una delle pagine più belle degli anni Duemila in quest’ambito e Liumin, dello scorso anno, un degno seguito che ha avuto il merito di divulgarne il verbo oltre i classici confini dell’elettronica. Con Hash-Bar Loops, registrato dal solo Rod Modell ad Amsterdam e pubblicato da Soma Records, il leggero calo di qualità dal 2007 a oggi va rilevato ma, di sicuro, non stigmatizzato.
Senza Hitchell, Rod concentra maggiormente l’attenzione sull’ambient (il taglio Pan American di Spirits) e i minimal groove (Stars, City Center), tra beat chicagoani (Sofitel), latitudini marittime (i micro-tagli folk di Merlot) e altrettanto note basi propriamente techno (l’ordinaria Tangier e la più magmatica Electromagnetic); ritornano perciò fondamentali l'esperienza da solista (ricordiamo come sempre il capolavoro personale Incense & Black Light) e soprattutto l’uso del field recording, qui particolarmente rivolto allo studio della percezione del suono da club.
Claps ridotti a phonoregistrazioni di sfregamenti di foglie (Oude Kerk) o sgocciolamenti dai tubi (Crimson), sporadiche voci lontane, riverberi del cemento e una costante cassa davvero subacquea (come se stessimo fuori del club dietro alla porta tagliafuoco di sicurezza – Balm – oppure nel bar in fondo a un lungo corridoio – Crimson) fanno di Hash-Bar un concept per esistenzialisti in pausa sigaretta che guardano il cielo fuori dal main stage con Biosphere in cuffia e i bpm ancora in corpo; un piede appoggiato al muro di una Amsterdam in ricordo Rave (Black Cavendish) e occhi fissi a guardar ebeti qualche particolare industriale nel capannone occupato (Neon And Rain).
Diventa chiaro che il sound designer ci racconta le stesse cose di sempre scegliendo, di volta in volta, un’angolazione e setting di base differenti: Tokio era più omogenea e tech, la capitale olandese più magmatica e house. La maniera di una formula definitiva si rinnova grazie a un vecchio prefisso della critica musicale: art-dub-techno.
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