Recensioni

5.5

Così va il mondo, per cui anche i Death, tre fratelli di Detroit (rimasti in due per la morte di David Hackney nel 2000, sostituito da Bobbie Duncan) che hanno pubblicato un solo 7” nel 1971, raggiungono lo status di band seminale. Ce lo dice Drag City, che pochi anni or sono ha ripreso in mano un disco mai pubblicato ristampandolo nel 2009, l’ottimo …For The Whole World To See; poi si è aggiunto un documentario dedicato alla formazione, A band called Death, la cui locandina recita before there was punk, there was a band called Death, ponendoceli dunque come precursori del punk. Sarà, ma i Death, fondamentalmente un gruppo mid-seventies, sembrano più che altro al passo con i propri tempi, o magari un pelino in ritardo, frullando il protopunk di gruppi come Stooges/MC5 e l’heavy di Alice Cooper/Black Sabbath, tutta gente che debuttava nel biennio 1969-70.

A ogni modo ora arriva, con buona ironia, l’album di inediti N.E.W., che riporta i tre sul luogo del delitto, nella Detroit di inizio ’70, ovviamente con molta meno droga in circolo e con qualche ritocco, perché si scambia il piglio selvaggio con il piglio pop e i riff sguaiati con i riff adult contemporary. Qualcosa funziona (coinvolgente The Times, apprezzabile You Are What You Think) e qualcosa no; il punto è che ci vuole comunque un piccolo sforzo per far galleggiare N.E.W., che lo si guardi con gli occhi di oggi o con quelli di ieri.

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