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Certe saghe sembrano infinite e quella di Douglas P., indiscusso padre fondatore della musica neo-folk, è senz’altro una delle più longeve e durature. Dai primissimi anni Ottanta il cantore inglese intreccia torbide ballate folk e umori da desolante scenario post-industriale, amalgamando gli elementi con fascinazioni pagano-militaristiche e il corredo iconografico per cui è celebre. Innumerevoli gli episodi secondari, le collaborazioni, le deviazioni dal percorso durante gli anni di carriera e, dopo l’onesto Rule Of The Thirds di due anni fa, questo nuovo Peaceful Snow sembra andare ad iscriversi proprio nella categoria collaterale appena definita.

Una nuova manciata di brani in cui per la prima volta viene abbandonata la storica chitarra acustica in favore di un pianoforte suonato dal musicista slovacco Miro Snejdr, in cui il piglio mesto ed intimista del Nostro rimane sostanzialmente immutato. Certo alcuni potrebbero storcere il naso di fronte a questo inaspettato cambiamento, ma l’idea in sé è lodevole, specialmente dopo trent’anni di dischi spesso sostanzialmente simili. È piuttosto l’esito prettamente musicale a non convincere a fondo. Le melodie, semplici ma coinvolgenti, sono da sempre il punto forte della musica dei DIJ, data anche la sua innegabile scarnezza, e quando mancano o sono poco efficaci il castello comincia a vacillare.

Esattamente la sensazione che traspare dai tredici episodi: non bastano le corde pizzicate del piano e gli spoken vocals di Douglas a fare di Peaceful Snow un lavoro solido. Come non basta Lounge Corps, bonus CD allegato alle prime 3000 copie, in cui il pianista ospite rilegge diversi classici della Morte In Giugno: un esperimento carino, ma nulla più, che potrà catalizzare l’attenzione dei soli fanatici del Totenkopf 6.

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