Recensioni
Il 2012 è stato un anno fortunato per l’hip hop. Tra progetti e artisti più o meno rappresentativi della scorsa annata quelli che hanno fatto parlare più di sé in ambito underground sono stati i Death Grips. Vuoi per il successo di The Money Store via Epic, vuoi per il proverbiale “dito medio” – se così lo vogliamo chiamare – alzato alla major con NO LOVE DEEP WEB, rilasciato su internet senza tanti complimenti. Necessità e immediatezza del contenuto quanto soddisfazione di mandare a quel paese l’establishment, fanno entrare a pieno titolo il progetto nell’immaginario collettivo di ribellione portandolo ad un record di download via web. Trovata promozionale o no i Death Grips si affermano, in ogni caso, come uno gruppo concreto e credibile, con gli occhi e la mente ben puntati al presente.
Si sente aria di Primavera (Sound) anche a Milano, dove la vicinanza aerea al celebre festival spagnolo, con relativa facilità di spostamento, porta molti gruppi delle line up catalane a fare tappe fuori programma anche in Italia senza costi esorbitanti per gli organizzatori. Ad accaparrarsi i Death Grips per due eventi è stato DNA con esecuzioni al Circolo degli Artisti (Roma) e al Tunnel per Milano. Ma veniamo a noi. La promozione “al dettaglio” per il concerto milanese viene affidata a Mere.dith, giovane organizzazione locale e appuntamento fisso del Leoncavallo che si sta facendo strada con eventi di nicchia dal buon tasso qualitativo (The Bug feat. Daddy Freddy su tutti).
Le luci si spengono e sul palco del Tunnel salgono senza troppi proclami “MC Ride” Stefan Burnett e “Floatlander” Andy Morin alla consolle ma, come previsto, niente Zach Hill alla batteria. Dopo un pomeriggio speso nel silenzio per non compromettere la voce di MC Ride il duo parte saggiamente con Cut Throat, traccia prevalentemente strumentale pescata dal primo mixtape Exmilitary. Il ragazzo di colore è un diesel, ma appena si scalda diventa una macchina da guerra. L’attacco di Get Got è folgorante e il concerto prende vita nel delirio totale, con tanto di stage diving ripetuti tra il pubblico delle prime file per tutta la durata dell’esibizione. I volumi annunciati altissimi risultano godibili, con un impianto tutto sommato in media con i (bassi) standard milanesi.
La prestazione di MC Ride è sopra le righe e non si risparmia, nonostante conservi la voce in ottica Primavera Sound, mentre Floatlander sta dietro una tastierina scimmiottando qualche accordo scenico. Vengono privilegiati i pezzi di The Money Store ma nei momenti in cui l’aria si fa pregna di beat saturi e si parte con NO LOVE DEEP WEB la tensione sale alle stelle, in particolare, con Lock Your Door e Deep Web.
I beat sono curati, densi, e la resa su cassa non lascia nulla al caso se non per qualche “fischione” imputabile all’impianto. Dunque un live elettronico, per basi e batteria sintetica, che arriva dove deve arrivare, alla faccia dei rockettari che vorrebbero Zach Hill alle pelli, con l’unico grande difetto legato al tempo: tre intensissimi quarti d’ora (ma forse anche meno) per un duo californiano da fischiare ma soprattutto da ammirare.
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