Recensioni
Death Cab For Cutie
We Have the Facts and We're Voting Yes
-
Marina Pierri
- 1 Gennaio 2005

I Built To Spill del geniale Doug Mart stanno per sparire nelle brume dopo l’intensissimo Keep It Like A Secret, ma hanno marcato la rotta a dovere. Così quando i Death Cab For Cutie, a pochi anni dalla formazione della band nel cuore di quella Washington DC così differente da quella nel cui seno si era annidata la Dischord, escono con We Have The Facts And We Are Voting Yes, hanno il campo libero: si preparano a diventare i migliori dei loro anni, nel loro genere.
Il nuovo lavoro della band prova che il grande potenziale ancora tutto in nuce dell’esordio è pronto a concretizzarsi: la scrittura di Ben Gibbard è talmente soda e immaginifica da fare pensare sempre più chiaramente al perfetto erede di Lou Barlow. La produzione è molto lontana dall’ottimo, ma già i testi si vedono: prendono corpo tra le chitarre che ne arpeggiano i luoghi e la batteria che, con precisione da metronomo ma perennemente in punta di piedi, ne scandisce i tempi. Sufficiente citare l’ (absence follows) di For What Reason che tra parentesi racconta, senza raccontarlo, il secondo tempo di una prima parte che non c’è, oppure il dittico Company Calls / Company Calls Epilogue che, prendendo ancora a prestito la bipartizione temporale come dispositivo narrativo ad hoc (meccanismo che Gibbard perfezionerà negli anni), racconta di una festa d’addio, di un matrimonio e di una dichiarazione d’amore fuori tempo massimo. Quindi di un fallimento. Uno dei tanti. Che segue uno dei tanti amori cui i Death Cab nei dischi successivi daranno voce con intensità rara.
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