Recensioni

7.4

In origine erano un duo folk con spiccata attitudine per i minimi termini. Col tempo i Dead Cat In A Bag sono diventati un'accolita di musicisti con le coordinate sperse da qualche parte tra messico, balcani e certi non luoghi universali quali bettole fumose ed interni senza sbocco. Li abbiamo assaggiati alle prese con In The Arms Of Sleep nel tributo a Mellon Collie And The Infinite Sadness allestito dalla benemerita 42 Records, e ci erano sembrati meravigliosamente fuori luogo, un miraggio sabbioso di cianfrusaglie e peyote. Esordiscono con questo Lost Bags che in quattrodici tracce pennella tutto il loro immaginario struggente e sconsolato, un carosello di teatrini dimessi, deliri tetri e ombre in subbuglio.

Ballate che impastano l'irrequietezza cedevole degli Howe Gelb, dei Tindersticks, degli Smog (I Can’t Row No More, No Lust Left, Wither), sguardi gettati a spazzolare deserto come dei Calexico ora crespuscolari (Dawn) e ora ingrugniti (The Stow-Away Song), ipotetiche ibridazioni tra Xiu-Xiu e Yann Tiersen (The Gipsy Song), ebbrezza primaria Tom Waits (Old Dog) e  Bob Dylan basico (Wateground Of Your Lips). In mezzo a tutto ciò, come a mantecare di estro arty, sbocciano fiorellini allucinati quali il siparietto espressionista di Leapiz o il talkin' brumoso della title track. Ad un armamentario formidabile di strumenti "analogici" (dobro, lap steel, banjo, mandolino, bouzouki, vibrafono, organo, violino, tromba, flicorno, contrabbasso, armonica, melodica, melodeon, concertina, harmonium, fisarmonica…) fa da sponda la presenza mai meno che suggestiva di tastiere e campioni, ambiti narrativi che la voce di Luca Swanz Andriolo satura di fosca, intima, rauca irrequietezza.

Le ospitate di Massimo Ferrarotto dei Feldmann, Liam McCahey – vocalist dei disciolti Cousteau – e Cesare Basile sono un attestato di qualità che non fatichiamo a sottoscrivere e sottolineare.

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