Recensioni

6.3

I Dead Bouquet, trio romano alternative-folk di recente formazione, sono la riprova che i tempi stanno cambiando (con una prospettiva curiosa per la musica e per chi la fa) e che i social network, a quanto pare, sono dalla parte degli artisti. Non è stato infatti particolarmente difficile per i due fondatori della band, ovvero Carlo Mazzoli (songwriter, voce e chitarra acustica 12 corde) e Daniele Toti (basso e cori) contattare online due stimate figure del panorama rock, in seguito diventate la chiave di volta della riuscita di questo primo album. Stiamo parlando di Paul Kimble (bassista dei Grant Lee Buffalo, produttore di diversi progetti, tra i quali vale sicuramente la pena citare la colonna sonora di Velvet Goldmine) e Joe Gastwirt (che ha collaborato con artisti del calibro di Bob Dylan, Neil Young, Pearl Jam e The Grateful Dead). I due “maestri” hanno infatti deciso di occuparsi rispettivamente della produzione e del mastering del già fortunatissimo esordio della formazione nostrana. Il titolo dell’album è As Far As I Know, mentre il nome della band, dal sapore nostalgico quando romantico, rende omaggio ai Grant Lee Buffalo, citando il testo di uno dei loro pezzi più significativi, Fuzzy.

Appare subito chiaro come i Dead Bouquet abbiano non poco da raccontare: As Far As I know si compone di tredici tracce, tutte ben strutturate e tecnicamente inattaccabili, che si ricollegano ad un immaginario folk-psichedelico nell’accezione più scura del termine. La maggior parte dei brani strizza l’occhio alla scena pop psichedelica degli anni ‘60 tipica della West Coast americana, per poi toccare alcune sfumature dell’alternative rock della scena underground di Paisley (conosciuta, appunto, come Paisley Underground) della metà anni ‘80. Per quanto riguarda il lato “romantico” del disco, viene quasi immediato il parallelo con gli stessi Grant Lee Buffalo, come quello con i Rain Parade. Questa attitudine riflessiva, che sa di spirituale ai limiti dello sciamanico, si bilancia tra un brano e l’altro – o addirittura all’interno dello stesso pezzo – con una componente rock più aggressiva, che ricorda i Thin White Rope. Particolarmente riuscite sono le atmosfere sensuali della struggente My Baby and I (il pensiero va a certe ballate doorsiane), assieme ai cori onirici che ritroviamo nel primo singolo estratto, l’energica Nobody’s Sky.

Bel disco per gli appassionati del genere.

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