Recensioni

Secondo disco per Darwin Deez a tre anni dal suo omonimo debutto, molto scarno a livello sonoro – da cameretta, si dice in questi casi – ma che lasciava presagire un certo talento. Il ragazzo nel frattempo ha affinato sia il lavoro in produzione che la strumentazione per riproporsi con Songs For Imaginative People, 10 tracce che ne dimostrano una buona maturazione.
Non a caso l’apertura, affidata alla traccia (800) Human, scomoda nei paragoni perfino il Sufjan Stevens di The Age Of Adz nel suo permeare il suo folk con robotici intermezzi elettronici. Risulterà in realtà un passaggio singolo, così come per le ritmiche pop anni ’80 del Prince di Sign “O” The Times in Moonlit. Per il resto si ripete nelle intenzioni indie rock del debutto ma appare più sicuro sia in fase di esecuzione vocale (falsetti più decisi e un cantato non più monocorde), che compositiva. Il suono è saturo, tastiere e drum machine ora arricchiscono, omogeneizzano e saldano le linee melodiche della chitarra anziché farne da mero sparring partner necessario nel dettare una ritmica. Unica pecca: manca il singolo che trascina, quello che era Radar Detector nell’esordio.
Si può tranquillamente fare un parallelo dell’evoluzione di Darwin Deez con le cover dei suoi dischi: nel primo il dettaglio del viso con gli occhi socchiusi volti al terreno simboleggiavano timore e una certa titubanza nell’esporsi; nel secondo apparendo in mezzobusto e di profilo rimane la ritrosia, ma lascia intravedere un po’ di se’ con quel messaggio musicale su pentagramma. Starà a lui riuscire a capitalizzare quell’incremento in personalità qui intravisto e a mostrarsi per intero col vestito della domenica.
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