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Il mondo spietato del balletto, un coreografo dispotico che detta legge (Vincent Cassel), una prima ballerina (la nevrotica Natalie Portman) divisa tra cigno bianco e cigno nero mentre il suo corpo e la sua follia la possiedono senza scampo, un’antagonista sensuale (Mila Kunis), echi di altri film e citazioni sparse: come al solito c’è tanto materiale a disposizione nell’ultimo film di Darren Aronofsky, Il Cigno Nero.

Siamo in territorio  Il lago dei cigni  di Čajkovskij e l’opera qui è presa, va da sé, a pretesto per raccontare sia una metamorfosi che uno sdoppiamento di personalità,  insieme alla fatica e al sacrificio fisico dietro ad una disciplina ferrea, ma anche e soprattutto la violenza, l’anima e la sensualità insita negli sforzi fisico-mentali del balletto classico.

Al New York Ballet Nina riesce a avere il ruolo di prima ballerina in una versione particolare dell’opera, in cui dovrà rivestire i ruoli sia del cigno nero che di quello bianco. La storia è nota: c’è una ragazza – il Cigno Bianco – imprigionata nel corpo di un cigno, che vuole la libertà; sta quasi per riuscirvi grazie a un principe ma prima che lui possa dichiararsi, la gemella cattiva, il Cigno Nero, lo inganna e conquista. Il Cigno Bianco sconvolto si butta allora da una rupe uccidendosi, e trovando nella morte la sua libertà.

Il doppio e il corpo, le ferite fisiche e immaginate sul corpo di Nina dilaniato (David Cronenberg) ingigantite da effetti speciali horror e onirici; la pressione e la follia incombenti (Roman Polanski), la sovrapposizione tra realtà e ruolo interpretato, una madre edipica, un direttore artistico che teme la freddezza della protagonista e ne incita la sensualità, tutto concorre a creare un vortice impazzito che esploderà nel finale tragico.

L’estremismo teorico e visivo del regista americano trova nel film, anche grazie a un riuscito lavoro tecnico combinato, ampia espressività. Aronofsky arrivato al suo quinto film amplia e riprende se stesso: c’è sia la follia di π – Il teorema del delirio che il corpo martoriato del precedente The Wrestler con il monumentale Mickey Rourke; il medesimo tema dell’identità e del corpo che ritorna quindi riflettendo una tormentata situazione interiore.

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