Recensioni

Occhiali neri segna il ritorno di Dario Argento dietro la macchina da presa, a dieci anni di distanza da Dracula 3D. La sceneggiatura di Occhiali neri, scritta assieme a Franco Ferrini, ha iniziato a prendere invece forma venti anni fa, accantonata per cause di forza maggiore e di recente ripresa in mano su suggerimento della figlia Asia. E diciamo che, proseguendo a dare i numeri, Occhiali neri è il miglior film di Argento degli ultimi venti anni, quantomeno dal 2001 del buon thriller Non ho sonno, senza contare gli episodi girati per la serie TV antologica Masters of Horror.

La prima metà del film è pressoché ottima e si apre con la bella sequenza dell’eclissi solare, una sequenza d’autore vero quale Argento è sempre stato con grande spirito innovativo, fatta esperire direttamente allo spettatore, che si tramuterà presto in metafora della cecità occorsa a causa di un traumatico incidente alla protagonista Diana, una prostituta di lusso interpretata da Ilenia Pastorelli (Lo chiamavano Jeeg Robot) – per inciso, brava nel dosare l’uso del dialetto romano, fermandosi un attimo prima che esso possa trasformarsi in boomerang macchiettistico. Per quanto riguarda le musiche, Argento avrebbe voluto collaborare con i Daft Punk, almeno pare, e invece si è dovuto accontentare di Arnaud Rebotini, sempre francese: la sua colonna sonora elettronica funziona, molto semplicemente, e sospinge verso l’horror con battiti martellanti i momenti di maggior tensione. Diana è braccata proprio da un killer seriale di prostitute, tratteggiato volutamente in maniera approssimativa e vieppiù sinestetica e che si sposta per le strade della Capitale su un furgone, e perde la vista in seguito a un terribile impatto automobilistico con quest’ultimo, durante il quale perderanno invece la vita i genitori di Chin, un bambino cinese che si trasformerà in suo compagno di (dis)avventure. Argento conferma una sensibilità sui generis e oltre il genere, finanche commovente, e riprende ad assumere così la prospettiva degli emarginati della società, quelli che stanno a lato, che dovrebbero essere destinati a subire o a perdere…

E riprende anche a fare ricorso a personaggi appartenenti al regno delle bestie, spesso più umani dell’uomo: qui c’è Nerea, il pastore tedesco assegnato a Diana come cane guida (e guardia del corpo). Una figura che va così ad aggiungersi alla scimmia Inga e agli insetti di Phenomena, senza contare la simbologia della celebre Trilogia degli animali. Nerea, tra l’altro, è al centro di una delle scene più cruente della pellicola, abbastanza cruenta di per sé nell’insieme, che non possiamo ovviamente svelare in questa sede: basti dire comunque che Suspiria, con il pianista cieco Daniele impersonato da Flavio Bucci e il suo cane, è dietro l’angolo. Tornando a Phenomena, ma anche a La terza madre che già si cimentava ancora più esplicitamente nel richiamo: quando Diana, in fuga nella natura più selvaggia che monopolizza di fatto la scena nella seconda parte del lungometraggio, si trova in un fiume con serpenti d’acqua che le si avvinghiano al collo, pericolosi quasi come la corda con cui l’assassino trancia la gola alle sue vittime, è inevitabile pensare all’ennesima variazione del bagno di Jennifer nella vasca di larve. Asia Argento, anche co-produttrice, veste con misura i panni di Rita, istruttrice di orientamento e mobilità in aiuto a Diana, e seguirà nello svolgersi delle vicende le orme lasciate dalla madre Daria Nicolodi in altre pellicole di Dario. Gustose auto-citazioni che faranno la gioia degli appassionati.

Perché, sì, non esente da qualche difetto, Occhiali neri è un film argentiano in tutto e per tutto – il film di un leggendario regista ultraottantenne che non deve dimostrare di appartenere alla contemporaneità, essendo per di più un generatore di mondi fuori dalle coordinate razionali – ed è un film rivolto in primis agli argentiani, che potrebbe chiudere più che dignitosamente una produzione nel complesso rivoluzionaria, superfluo ribadirlo, ma che di certo non farà cambiare idea a chi il regista romano non l’ha mai amato. Cosa vediamo, allora, dietro a questi Occhiali neri? Dario Argento, niente meno e nient’altro che Dario Argento.

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