Recensioni

Ogni volta che mi capita tra le mani un disco così provo sensazioni contrastanti: dopo due note capisci la pantomima, sai dove andrà a parare, riesci a prevedere ogni mossa, eppure l’ascolto alla fine sa rivelarsi piacevole, vivo. E’ un po’ come girare la chiave di una vecchia Cadillac lasciata a prendere polvere nel granaio e meravigliarsi che tra sbuffi e cigolii possa ancora portarti a fare un giro.
Più retrogrado che retromaniaco, il quarto lavoro firmato Danny & The Champions Of The World si regge sulla magnifica ossessione del sestetto londinese per il soul-errebì della Stax ed il country rock più ruspante. Giocano quindi a fare i nipotini più arguti che impetuosi di Springsteen (del quale peraltro hanno rifatto Tougher Than The Rest in occasione di un tribute album), ammiccando pure il Dylan che gigioneggia con la Band, calcando la negritudine della voce come un cappello sul groviglio luccicoso di slide e fiati. La formula funziona perché sembra destinata prima a far spumeggiare di gioia il leader, il buon Danny George Wilson, che non a blandire l’auditorio. Ovvero, il sano godimento di chi suona trova riflesso contagioso in chi ascolta, e questo è quanto.
Tutto molto semplice, forse un po’ troppo, ma è una transazione tutto sommato onesta.
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