Recensioni

7.3

Daniele Silvestri ci aveva lasciato nel 2007 con Il latitante, album decisamente fuori forma, lavoro eterogeneo nel peggior senso del termine: incompiuto e, un po' come da titolo, latitante di contenuti. Il ritorno del cantautore romano era atteso da molti, curiosi soprattutto di capire se quel disco così poco riuscito fosse l'inizio della fine di una brillante carriera o solo un episodio morto e da dimenticare.

S.C.O.T.C.H., uscito per Sony il 29 marzo scorso, non lascia dubbi: Silvestri è tornato in grande forma e ci regala uno dei momenti più brillanti della suo percorso artistico. Un album nato in poco tempo, da un'evidente esigenza di scrittura che lo rende ispirato e in grado di riallacciarsi ad alcuni canoni propri del suo autore pur slanciandosi, al tempo stesso, verso orizzonti fortemente contemporanei.

Una storia d'amore finita non per tuo volere e un Paese sull'orlo del precipizio che sembra impossibile far tornare a splendere, queste le due facce del tema portante dell'LP, a riconferma di una passione per la narrazione parallela dell'intimo e del sociale che da sempre ha accompagnato Silvestri nella stesura dei suoi testi: Io e il Paese ma anche Io e te, Io e tutti gli altri Io. Emblematico e stupendo, in questo senso, il brano composto e realizzato a quattro mani – e due voci – con Niccolò Fabi, Sornione, nel quale si evidenziano le impossibilità d'affermazione della verità, quasi che questa venga rifiutata in ogni sua forma, dal legame tra amici o amanti a quello tra Stato e cittadino. L'impossibilità del dolore, la falsità dilagante a partire da tutti i “come stai?” pronunciati nelle nostre giornate e tutte quelle altre domande che implicitamente non aspettano risposte oneste e chiarificatrici, domande come quelle che avvolgono il caso Borsellino e che Silvestri mette superbamente in ska ne L'appello, citando non a caso Una storia disonesta di Stefano Rosso.

Se pezzi come Precario il mondo, Questo paese, Monito(r) sono esplicite sottolineature della nostra condizione politica e sociale, di contro Le navi, la caposseliana In un'ora soltanto e una bellissima ghost track, sono spazi personali, struggenti di intimità che vuole tornare anch'essa a respirare bene e per farlo cerca ostinatamente un'ultima possibilità di cambiamento. Il cambiamento è infatti, in tutto e per tutto, l'altro tema intorno al quale l'album ruota, l'acqua che stagna/l'acqua che scorre e un singolo, Ma che discorsi, che si incentra tutto sul gusto di svoltare l'angolo per gustarsi, chissà, un'imprevista sorpresa.

S.C.O.T.C.H. è un lavoro spiccatamente annodato ai riferimenti sonori che Silvestri ha sempre riproposto, dalla ballata a quel sound mediterraneo e radicalmente sudamericano che sta nel suo immaginario artistico fin dagli inizi. Ospiti d'eccezione Andrea Camilleri e Gino Paoli, il primo in una lettura il secondo in una rilettura de La gatta che per l'occasione diventa La chatta, prestandosi ai consueti giochi di parola e di senso che già Silvestri ci propose in passato – si veda 1000 euro al mese in Unò-duè.

Menzione speciale va a una cover assolutamente riuscita di Io non mi sento italiano di Giorgio Gaber. Verrebbe da consigliare di dimenticarsi de Il latitante, di saltarlo a piè pari per ritrovarlo qua, in forma compiuta, risultato maturo di un cantautore italiano dallo spessore ancora sottovalutato da troppi.

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