Recensioni

7.2

In soli cinque anni aveva pubblicato i suoi primi quattro album; ce ne son poi voluti venti per vedere nei negozi gli altri sei di inediti: il cambio di passo in termini di produzione è sì chiaro ma non è facile individuare nella discografia di Daniele Silvestri un filo rosso o una parabola ben decifrabile.

Alcuni progetti hanno portato via molto tempo perché decisamente articolati: Acrobati (2016) e La terra sotto i piedi (2019), da questo punto di vista, mostrano in maniera lampante il peso del lavoro e della costruzione dell’album e dei pezzi scelti. Altri album, invece, sono stati alternati da collaborazioni importanti in altri dischi e lavori. Il disco X, decimo, ci regala, azzardando una lettura, un punto di arrivo e partenza, la X segnata sulla mappa del tesoro che indica il posto dove arrivare e da dove partire. Non è un concept album, accoglie e raccoglie istanze anche profonde e impegnate ma le declina senza alcuna pesantezza grazie al peso dell’esperienza dall’autore. È un disco agile, anche nei numeri dei pezzi proposti, fresco e pieno di influenze e collaborazioni. Sarà interessante capire se resterà esemplare unico o se indicherà la via alla produzione del futuro. Cosa da scartare, però, se un poco ci è dato conoscere l’autore e la sua perenne ricerca su testi e musica.

Nel 2024 saranno quindi trenta gli anni di carriera del cantautore romano (e tanta Roma in molte declinazioni di genere ed età, troveremo nell’album), iniziata con il disco che portava il suo nome e arrivata alla decima uscita di canzoni inedite nel 2023, con l’album X: il titolo può valere come “decimo” (di album di inediti), come incognita o semplicemente come titolo di lavorazione poi rimasto come definitivo. È un album eterogeneo nonostante la (o grazie alla?) massiccia presenza di ospiti e di collaborazioni; figlio di un sentire che ne delinea il fil rouge e che è la semplice narrazione. Curata nei tempi e nei modi necessari, senza impellenze e urgenze, senza sovrastrutture e obbligo di doversi schierare per combattere ma con la lucidità di poterlo fare attraverso storie sulle quali cucire musica e parole con l’aiuto di amici vecchi e nuovi.

Il tutto in 10 (ovviamente) tracce più una intro e una ghost track esplicita, dal titolo Ghost track. Una lenta ballad di struggente tristezza e bellezza nella quale Silvestri decide incredibilmente di utilizzare l’autotune, spiazzando in maniera quasi definitiva l’ascoltatore. Così come è spiazzante la Intro X (non presente sul vinile), prima traccia che è un trailer del disco a tutti gli effetti. Vi partecipano gli artisti che hanno partecipato ai brani successivi e in essa vengono dettate le linee guida del progetto. Dentro, “nessuna idea fenomenale da comunicare” per tenere un “profilo basso basso” e la prima di molte dediche esplicite a quello che è il nume tutelare dichiarato di questa produzione: “nessuno anelito ad emergere da questo mare, ma com’è profondo, puoi provare a immergerti”. Una limpida citazione a Lucio Dalla, maestro (dichiarato anche da Silvestri) di racconti di vita che, nella loro semplicità, si allargano fino a diventare vettori di concetti universali.

E infatti già con Scrupoli è palese l’omaggio all’autore bolognese, dalla chiosa musicale con i fiati che richiamano Disperato Erotico Stomp alle le ripetute citazioni nel testo (da “Bonetti” il viaggiatore alla “fontana che non eri tu”) regalandoci, inoltre, uno dei suoi giochi di parole frequenti nella sua ricerca di testo: in questo caso un enjambement forte concatenato sulla sillaba “ta”. Respito dalliano palese anche in Bella come stai; nella Roma apocalittica che fa da sfondo alla canzone, scritta e cantata insieme al cantante Franco126, esponente della nuova generazione di artisti indie/rap romani, il protagonista, perso nel ricordo della sua bella, chiosa rinunciando ad un possibile riavvicinamento. Il ringraziamento/omaggio diventa quasi una riscrittura (quasi come un esercizio di stile di Queneau) di Cara, poesia in musica di Dalla, nel pezzo Colpa del fonico, qui cantato da solo, nel quale ci viene regalata la frase più bella dell’album: “in un attimo, i tuoi occhi hanno spento la tecnologia”. Il fonico del testo è il produttore, musicista e – appunto – fonico Daniele Tortora, usuale bersaglio di scherzi verbali nelle comunicazioni social e nei live ma da tempo importante compagno di avventure musicali.

Un altro cantautore bolognese diceva che “nell’anima si sa c’è sempre molto da fare”; e infatti anche il solo voler raccontare storie non può esimere Silvestri dall’affrontare – come ha sempre fatto – temi importanti in campi quale il sociale o i diritti negati. Grazie alla collaborazione con il gruppo indie brasiliano dei Selton vengono nuovamente, dopo Argento vivo, raccontati i problemi degli adolescenti e delle costrizioni o delle strade obbligate che ne tarpano le ali e mortificano il futuro (ne Il talento dei gabbiani). Ed è grazie alla collaborazione con un giovane cantante romano, Wrongyou e con il decano del rap tricolore, Frankie hi-nrg mc, che la piccola storia cantata si mischia a quella con la “s” maiuscola: il brano è While the children play. Di lontana genesi (2015), è quasi una cantilena/filastrocca, che, tra la bella voce di Wrongyou e il controcanto rappato di Frankie, parla di bambini e del loro essere continuamente vittime innocenti di guerre (originariamente pensata per quanto avveniva in Siria ma perfettamente in linea con quanto accaduto in queste settimane in Palestina). E ancora: l’integrazione di una ragazza sinti è il tema di Mar Ciai, scritta e cantata con Eva, cantante vicentina in uscita ad ottobre con il suo primo album che impreziosisce una ballata dal tono dolente e indolente con un tocco di profonda e umana partecipazione.

La linea narrativa comune che raccoglie i restanti brani dell’album potrebbe essere banalmente indicata nel rapporto di coppia. Ma, come vedremo, difficilmente sarà possibile trovare qualcosa di banale in Silvestri. Tutta, infatti, potrebbe essere annoverata come una dichiarazione d’amore d’altri tempi, assoluta e di effetto, se non fosse sfumata nella chiusura finale dalla annotazione ironica di Emanuela Fanelli, attrice ospite del brano, che, nella giusta tradizione silvestriana, contribuisce alla combinazione fra tragedia e commedia. Nota particolare: autore, ai testi, è Paolo Poni, libraio e artista. Uno dei tanti che l’anno scorso risposero all’appello di Silvestri che aveva chiesto contributi con storie personali per farne musica.

Un’altra coppia (lui che spiega a lei che non è chi sembrava essere…) è quella del brano Up in the sky, realizzato con il talentuoso palermitano trapiantato a Londa Davide Shorty (premio Lucio Dalla – neanche a dirlo – a Sanremo del 2021); ripercorrendo strade già prese in passato (Ferrament, Ma ville qui meurt) mescola lingue (qui spagnolo italiano e inglese) per raccontare una vicenda che se nel testo odora di spy story (ma anche di Banalità, per citare un altro brano del Nostro) nella costruzione e resa musicale è di respiro così internazionale (e inglese? beatlesiano? Lucy in the sky with diamonds alla amatriciana?). Una coppia quasi d’antan, invece, è quella con Giorgia; se non per l’età effettiva sicuramente per la lunghezza delle carriere dei due. Cinema d’essai è, grazie alla partecipazione scherzosamente complice della cantante romana, un vero e proprio divertissement musicale, quasi un prendersi in giro sulla propria età e sul sembrare essere ancorati a dinamiche interpersonali e di approccio decisamente datate. E ormai rare.

Ma il rapporto di coppia più interessante, perché vale come una investitura di successione ufficiale in vita, è quello de L’uomo nello specchio. Il duetto musicale e il testo sono raccontano, incastrando strofe in parte sempre uguali, il rapporto fra il sé di oggi e quello della gioventù. Che altri non è che Fulminacci, giovanissimo cantautore romano, tra l’altro coautore di uno dei tormentoni estivi (Ci pensiamo domani, nel quale si può trovare un enjambement forte concatenato sulla sillaba “ta”… tanto per sigillare la vicinanza a Silvestri). Da qualche anno apprezzato autore pesantemente incanalato nel solco lasciato da Silvestri, Fulminacci rasenta in questa canzone (e nel video fatto uscire quattro mesi dopo l’album) lo sdoppiamento di personalità. Uno, nessuno, X.

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