Recensioni

7.5

Qualcuno lo definisce il Battiato del 2000, qualche altro lo riconduce direttamente a certa scena post-industrial. Paragoni scomodi, non c’è che dire. Ma Daniele Brusaschetto non è uno sprovveduto, assolutamente.

Dieci anni sulle scene, una carriera discografica cominciata nel 1997 con Bellies/Pance (che si avvale dell’aiuto di etichette come Snowdonia ed RRR Records) e proseguita sotto il segno delle collaborazioni. Nel 2001 si siede alla batteria Bruno Dorella (Ovo, Ronin e Bachi da Pietra) e di lì a poco seguiranno tour in Europa e Stati Uniti. Si spiega così l’interesse di un’etichetta come Bar La Muerte, poco avvezza ad arruolare cantautori. Ma forse è proprio l’etichetta “cantautore”, e quello che essa comporta a livello musicale, che sta stretta a Brusaschetto.

 L’attenzione per il sound va di pari passo con l’interesse per i testi, pungenti, complessi e quasi mai banali.

Se qualche confronto può essere fatto con il cantante catanese è proprio nella costruzione delle liriche e delle melodie vocali: uso di vocaboli in apparenza poco “musicali” e parti cantate che si trascinano al limite della declamazione e che, però, nel risultato finale si avvicinano più allo stile di Cristiano Godano dei Marlene Kuntz che a quello dell’autore di Fetus e L’Era Del Cinghiale Bianco

Daniele non è il classico cantautore pseudo-romantico-sentimental-esistenzialista che imbraccia dylanianamente la chitarra e canta, magari arricchendo il tutto con qualche arrangiamento di contorno. La musica rappresenta un lavoro fondamentale nelle sue canzoni e si sente: grande attenzione ai suoni elettronici e alle atmosfere ambient (la strumentale conclusiva Stella Stellina); tentativi riusciti di immersione nell’electro (Ciao Bellissima, In Limitato Contorno, strani incroci tra Subsonica e Kraftwerk); momenti più pop (Vita Sulla Terra) ed echi di Nine Inch Nails (Stupido Ma Sincero; Criptico) si alternano all’intimismo di Bandieralvento.

Mezza Luna Piena, quinto album della sua carriera da solista, si gioca un bel po’ di jolly, avviando un percorso verso un moderato sperimentalismo che potrebbe ancora dare buoni frutti e che, se non altro, lo accosta a quell’alveo di musicisti e label nostrane (l’elenco sarebbe lunghissimo) che sta reinventando la musica italiana.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette