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Torna Brusaschetto e con lui la sua poetica dell’essenziale. Sussurrata eppur tagliente, vergata su parole che odorano di poesia più che sui suoni, come era consuetudine in passato. Affine più a Mezza Luna Piena che alle evoluzioni catastrofiste di Bluviola e Poesia Totale Dei Muscoli, Circonvoluzioni mostra appieno l’ego crudo di un autore la cui personalità non può rimanere stretta in un pugno chiuso. Disco di suoni sussurrati o appena accennati, di lievi alternanze e scarti, tra (molto) acustico e (poco) elettrico, con spruzzi di analogico e sapiente uso del digitale: scorie glitch, trip-hop degenerato, elettronica di s(otto)fondo si alternano alle note acustiche.
Ma anche disco di rivoli di parole che sono confessione in divenire; sì, perché as usualsono le lyrics del Brusa il vero centro nevralgico della sua musica, l’asse intorno a cui ruota tutto il resto. Il consueto, arguto e devastante cantautorato, metà sarcastico e metà malvagio. Uno sguardo sul/nel quotidiano come un Battiato inacidito e tagliente o un Bugo delirante ma senza lo scazzo, in base all’angolazione secondo cui lo si ascolta. Uno che guarda il mondo mentre annega in un bicchier d’acqua (Il Ruscello Nella Tazza), con quella stessa disperata e ostinata distanza. E se non c’è vita senza respiro, beh, il Brusa c’ha ridonato, per l’ennesima volta, una gran boccata d’aria amara.

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