Recensioni

Dan Melchior è uno di quei musicisti che fuori dai riflettori è arrivato al diciannovesimo album in poco più di dieci anni. Chitarrista inglese che già nello scorso secolo gracchiava garage punk con Billy Chidish, lo ritroviamo ora dall'altra parte dell'Atlantico con un disco prodotto da una delle etichette dell'anno in campo avant come la Northern Spy (vedi Neptune e Extra life): un bel cambio di prospettiva a dimostrazione di come Melchior abbia saputo trovare una propria lirica al garage e al blues – suo vero amore – fatta di dissonanze, weirdismi e appunto sprazzi avant.
The Backward Path si presenta come uno dei suoi dischi più emotivi e soffusi, un qualcosa di abbastanza particolare nella sua discografia. E' un lavoro spaccato in due: una parte free, raccolta in titoli come Sp1 Sp2 Sp3 e così via, in continua alternanza con tracce blues rock dal sapore acustico. Paradossalmente la parte free è la meno stimolante: Melchior lascia a briglie sciolte la propria ispirazione per piccole suite ambient-rumoriste sulla scia del precedente Excerpts & Half Speeds, incastrandoci qualche nota pianoforte e due tocchi di chitarra. Il risultato, pur lavorando di mestiere, non è coinvolgente. Quando invece Dan si cimenta in ballad malinconiche (All The Clocks, No End) e nel rock cameristico di Jonathan Richman – che potrebbe essere un interessante approdo per Dan, vedi The Old Future e Dark Age Tail Spin – c'è da rimanere entusiasti, perché affiorano sentimenti e affiorano con la sincerità dei migliori songwriters.
Il giudizio è necessaria media delle due facce, e sarebbe finita qui. C'è invece un ultimo appunto che riguarda la sua vita privata: la moglie del musicista, Letha Rodman Melchior, sta combattendo contro un cancro al seno e l'intero incasso derivato da questa prima tiratura di The Backward Path sarà devoluto interamente alle sue cure. In aggiunta qui trovate un link per la donazione diretta, mentre questo è il video di The Night Comes in realizzato dalla stessa Letha.
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