Recensioni

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Dan Deacon giunge al quarto capitolo, e ce lo fa scivolare via così. Gliss Riffer non aderisce all’orecchio, è un ritorno al divertissment degli esordi, ma senza quella follia e quegli eccessi.

Questo vuol dire leggerezza, nei casi più riusciti e sereni (il coro di When I Was Done Dying e la banalità del bene nella sequenza armonica). Vuol dire anche superficialità, a volte (Feel The Lightning) – laddove Mind Of Fire sovrappone a una tessitura che sembra uscire dal secondo disco dei Suicide una melodia grossolana, filtrata su toni alti da un vocoder che allontana e dà spazio celeste.

Eppure, soprattutto, Gliss Riffer è il disco più sereno di Deacon. Dan ha cercato di scrollarsi di dosso l’ansia e le inquietudini che l’hanno guidato perlomeno in America – e i campi lunghi e aperti, qui presenti solo in Take It To The Max. Allo stesso tempo, non ha cercato escamotage (parola da prendere alla lettera) per sfuggire e chiudersi nel mondo infantile che abbiamo imparato a conoscere nel tempo come casa sua. La proverbiale lucidità che dimostra nelle interviste è trasferita alla musica, che rifugge sistemicamente trucchi, cacofonie e caricature, per concludere con un paesaggio ambientale degno dei precursori californiani del genere (anche se Deacon ha sempre ammesso di avere un legame forte con Brian Eno), così come profumato della Poppy No Good di Terry Riley nel lento scemare.

Ne risultano, non troppo a sorpresa, anche i momenti più pop prodotti da Deacon: Learning To Relax, nomen omen, è memore di tutto l’universo pop che negli Ottanta e inizio Novanta Dan ha ascoltato, come tutti noi, ma con una progressione che porta sempre una qualche grandiosità, una direzione d’effetto. Il timbro DD.

Eppure – perché come in ogni album di Dan Deacon, anche qui c’è un eppure dietro l’altro – Meme Generator è una delle sintesi maggiormente piacevoli e intelligenti della carriera di Dan. Egli non vuole che la propria musica sia un pretesto per fuggire dalla realtà. E apparecchia un viaggio new age dentro la giungla di una drum machine impazzita. Non c’è niente che allontani, ma neanche niente che entri nelle viscere.

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